HomePaviaCronacaTicino, ateneo e microchip: quell’ideale di Leonardo che guarda (solo) al futuroPavia, mentre il fiume si abbassa di livello, le cento torri entrano nelle new economy. Il prestigio del passato, ricordo per pochi: “Eppure potrebbe cambiare il turismo”Ponte sul TicinoRicevi le notizie de Il Giorno su GoogleSeguiciPavia – Una città proiettata nel futuro che ha poca memoria del suo glorioso passato. Pavia è due facce della stessa medaglia: da un lato la Fondazione Chips, il Centro italiano per il design dei circuiti integrati a semiconduttori che mette a disposizione attrezzature e software di ultima generazione, dall’altro preziose testimonianze che talvolta neppure gli stessi pavesi conoscono e non vengono adeguatamente valorizzate. “Siamo vittime della maledizione di San Siro - sosteneva lo scultore pavese Carlo Mo -. Secondo la leggenda, infatti, i pavesi non riusciranno mai a mantenere intatto quello che hanno costruito con sacrifici. E il crollo della Torre civica ne è l’esempio lampante”.
Maledizione o no, dopo secoli poco o nulla sembra essere cambiato anche se i dati relativi al turismo sono in crescita. Effetto della serie televisiva dedicata agli 883 che ha portato sul piccolo schermo il volto migliore della città. Anche la recente visita di Papa Leone XIV ha fatti arrivare a Pavia oltre 40mila persone e mostrato a migliaia di fedeli la bellezza di San Pietro in Ciel d’Oro che nella splendida Arca di marmo custodisce le spoglie di Sant’Agostino, il co-patrono della città. Moltissimi stranieri ne percorrono il Cammino, un itinerario di pellegrinaggio e culturale che collega i luoghi legati alla vita del santo e a santuari mariani in Lombardia terminando proprio nella cripta e nella basilica agostiniana. Papa Leone XIII






