La Spezia, 21 agosto 2026 – I volti lividi. Le labbra tirate. Ammutoliti. Il dolore ha tolto la parola a tanti. Ai familiari e agli amici di Sebastiano. Ma non solo a loro. Attorno alla tragedia di questo ragazzo, inghiottito dalle onde il giorno di Ferragosto e riaffiorato ieri pomeriggio sotto un cielo plumbeo e minaccioso, si sono concentrate le speranze, l’incredulità, le domande sul senso di un’intera comunità. Nessuno escluso. Perché tutti – la gente della costa e quella delle vallate interne, i lupi di mare e chi, con l’acqua, non ha dimestichezza alcuna, genitori e non genitori – tutti per cinque giorni sono rimasti col fiato sospeso: tutti hanno sperato in un miracolo e tutti, nel segreto del cuore, hanno preso a male parole un destino incomprensibile, assurdo. Non ci sono altri termini per la sorte toccata a questo ragazzo di ventuno anni, che il mare si è portato alla deriva, che ha nascosto agli occhi esperti di sommozzatori e palombari e che poi ha mestamente riconsegnato alle braccia dei suoi cari, nello stesso identico punto in cui sabato scorso le acque si erano chiuse sopra di lui.
Sebastiano Piaggi, una comunità sconvolta
Il ritrovamento e l'ultimo viaggio
Ieri pomeriggio il corpo di Sebastiano, avvistato a duecento metri dall’imboccatura del canale di Porto Venere da un diportista di passaggio, è stato accompagnato nel suo ultimo viaggio verso la città da una motovedetta della Capitaneria. Poi ha trovato riparo, finalmente, nelle stanze dell’obitorio del Sant’Andrea. In attesa dell’autopsia che dovrà chiarire circostanze e cause del decesso.






