Gentile Direttore, sono uno studente dell’Istituto Antonio Serra di Napoli e sono un ragazzo sordo. Scrivo questa lettera perché ho deciso di far sentire nuovamente la mia voce dopo aver letto la storia di un ragazzo di Bari che, come me, si è rivolto alle più alte istituzioni dello Stato per chiedere di poter continuare il proprio percorso scolastico con la propria docente di sostegno. Quando ho letto la storia, mi sono riconosciuto immediatamente in quella situazione. Anch’io ho una professoressa di sostegno che per me è diventata una figura fondamentale: Antonia Grande. La prof Grande è assegnata alla mia classe da quattro anni. In tutto questo tempo ha imparato a conoscermi, a comprendere le mie esigenze e le difficoltà che vivo quotidianamente come studente sordo. In questi anni, grazie a lei, ho trovato stabilità, fiducia, sostegno e sicurezza. Abbiamo costruito un rapporto importante, basato sulla conoscenza reciproca e sulla fiducia. Per questo motivo vorrei poter affrontare anche il mio ultimo anno di scuola insieme a lei.

Per me non è semplicemente una questione di preferenza. Per noi ragazzi con disabilità è fondamentale poter avere accanto una persona che ci conosca e che ci accompagni per tutta la durata del nostro percorso scolastico. Quando un ragazzo con disabilità conosce una persona, soprattutto una docente di sostegno, con il tempo crea un rapporto di fiducia e impara a sentirsi sicuro con lei. Cambiare docente ogni anno, invece, significa dover ricominciare tutto daccapo: conoscere una nuova persona, spiegare nuovamente le proprie esigenze, abituarsi a un nuovo modo di comunicare e ricostruire quel rapporto di fiducia che richiede tempo. Per un ragazzo con disabilità questo cambiamento può essere molto negativo, perché interrompe una continuità che è importante non solo dal punto di vista scolastico, ma anche umano e personale. È proprio per questo che combatto per la continuità: perché credo che un ragazzo con disabilità debba avere la possibilità di proseguire il proprio percorso con una persona che già conosce, che conosce le sue difficoltà, le sue esigenze e il suo modo di comunicare.È la possibilità di continuare un percorso già costruito, con una persona che conosce il mio modo di comunicare, le mie esigenze e il mio percorso scolastico.Proprio per questo ho deciso di rivolgermi direttamente alle istituzioni.Ho scritto al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e al ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, spiegando la mia situazione e chiedendo che venisse presa in considerazione la possibilità di garantire la continuità con la mia professoressa Antonia Grande.Ma, fino a oggi, non ho ricevuto una risposta concreta e non è stato fatto nulla per risolvere la mia situazione.Ed è proprio questo che mi ha spinto a scrivere nuovamente.Ho letto la storia del ragazzo di Bari e ho visto che anche lui aveva deciso di rivolgersi al Presidente della Repubblica e al ministro Valditara per una situazione simile.La sua storia mi ha fatto pensare che forse anche la mia voce merita di essere ascoltata.Non sono arrabbiato perché qualcuno ha chiesto aiuto.Sono felice quando uno studente riesce a ottenere ciò di cui ha bisogno.Ma mi chiedo: perché la mia richiesta non viene ascoltata?Perché, nonostante abbia scritto anch’io alle istituzioni, spiegando la mia situazione e chiedendo aiuto, non è stato ancora fatto nulla?La mia professoressa Antonia Grande quest’anno è diventata di ruolo in una scuola in provincia di Salerno. Questo rende ancora più difficile la possibilità di continuare il mio percorso insieme a lei.Io, però, non voglio arrendermi.Non sto chiedendo un privilegio.Sto chiedendo che venga valutata la mia situazione e che qualcuno mi dia almeno una risposta.Sono uno studente sordo e sto per affrontare l’ultimo anno del mio percorso scolastico. Chiedo di poter concludere il mio ultimo anno scolastico insieme a lei, la professoressa che mi ha accompagnato in questi quattro anni.Per questo ho deciso di scrivere nuovamente al Presidente Mattarella e al ministro Valditara.E oggi mi rivolgo anche a Il Mattino, nella speranza che questa storia possa essere raccontata e che finalmente qualcuno ascolti la mia richiesta.Non chiedo che mi venga fatto un favore. Chiedo soltanto che la mia situazione venga ascoltata e valutata.Se la mia voce non è stata ascoltata finora, continuerò a farla sentire con rispetto, nella speranza che possa arrivare a chi ha la possibilità di cambiare le cose.*Studente dell’IstitutoAntonio Serra di Napoli