La telefonata tra Sigfrido Ranucci e Valter Lavitola, trasmessa da “Zona Bianca”, rimette al centro del dibattito il rapporto fra i due prima e dopo l’attentato di Pomezia. Nel dialogo il conduttore sembrerebbe cercare spiegazioni alla presenza di Lavitola vicino casa, mentre si parla del ruolo di Gomes e di un possibile alibi. Daniele Capezzone torna all’attacco, ritenendo che possano esserci tre tipologie di spiegazione al dialogo e che entrambi potrebbero avere qualcosa da nascondere.

I dialogo fra Ranucci e Lavitola

Capezzone attacca

I dialogo fra Ranucci e LavitolaLa telefonata tra Valter Lavitola e Sigfrido Ranucci citata durante la trasmissione è avvenuta nella notte tra il 4 e il 5 luglio, dopo la perquisizione nell’abitazione dell’ex direttore dell’Avanti.Secondo quanto ricostruito negli atti dell’inchiesta, il colloquio telefonico durò circa due ore e sarebbe avvenuto intorno alle 3:30 del mattino. Il fulcro è la presenza dell’imprenditore nei pressi della casa di Ranucci e sul ruolo di Gomes, ma il punto più discusso della telefonata riguarda la presunta ricostruzione di un possibile alibi per Lavitola.ANSANel corso della conversazione, infatti, Ranucci sembra cercare spiegazioni alternative alla presenza dell’amico nei pressi della propria abitazione. “Non lo potevano dire a te che avevano il timore che fossi io?” chiede Lavitola, al che Ranucci risponde: “E allora che mi hanno chiamato a fare?”Il dialogo prosegue con Lavitola che fa riferimento agli elementi investigativi già disponibili: “E vabbè l’altro ieri gli elementi su di te ce li avevano già”. Ranucci replica: “Apposta ti sto dicendo”.Capezzone attaccaÈ proprio su questo aspetto che si concentra il commento di Daniele Capezzone, direttore de Il Tempo, secondo cui la telefonata solleva interrogativi difficili da ignorare.