La Nuova Zelanda è il Paese più sicuro del mondo secondo il Global Peace Index 2026. È secondo solo all’Islanda, l’isola artica con appena 402.000 abitanti. Mentre la nazione oceanica ne conta ben 5.300.000 divisi in due isole su un territorio poco più piccolo dell’Italia. Precipitato agli antipodi, lontano dai conflitti, tra i meno militarizzati, con tassi di criminalità minimi (in diverse zone rurali non ci sono nemmeno serrature alle porte), la Nuova Zelanda vanta un invidiabile stile di vita all’aperto e una sfilza di record ambientali e sociali che l’hanno spesso messa sul podio della civiltà. Creata da una élite del colonialismo, allevatori britannici che si spostarono per libera scelta, dopo che Londra aveva aggirato la nativa popolazione maori con il trattato di Waitangi (1840), la Nuova Zelanda fu la culla del Welfare: nel 1893 fu il primo Paese del mondo a concedere il voto politico alle donne (dal 1886 votavano alle elezioni comunali), nel 1896 fu il primo a dare la pensione di vecchiaia, seguita dall’assistenza sanitaria pubblica. Paesaggi incontaminati tra vulcani, fiordi e foreste pluviali temperate la mettono tra i primi posti per la qualità della vita frutto di coscienza ambientale ed buon livello di istruzione. Ciò nonostante l’isolamento geografico da anni pesi sulla sua economia in crisi. Non è il Paese più ecologico del mondo a causa delle emissioni prodotte dalle sue immense greggi e mandrie bovine. E anche se negli ultimi anni registra un deficit migratorio verso la vicina e prospera Australia (a 4 ore di aereo), è sempre in testa alla graduatoria di chi sogna un cambio radicale della vita.
48 ore a Wellington, la capitale della Nuova Zelanda, il Paese più sicuro e verde del mondo
La Nuova Zelanda è il Paese più sicuro del mondo secondo il Global Peace Index 2026. È secondo solo all’Islanda, l’isola artica con appena 402.000 abitanti. Mentre la nazione oceanica ne conta ben 5.300.000 divisi in due isole su un territorio poco più piccolo dell’Italia. Precipitato agli antipodi, lontano dai conflitti, tra i meno militarizzati, con tassi di criminalità minimi (in diverse zone rurali non ci sono nemmeno serrature alle porte), la Nuova Zelanda vanta un invidiabile stile di vita all’aperto e una sfilza di record ambientali e sociali che l’hanno spesso messa sul podio della civiltà. Creata da una élite del colonialismo, allevatori britannici che si spostarono per libera scelta, dopo che Londra aveva aggirato la nativa popolazione maori con il trattato di Waitangi (1840), la Nuova Zelanda fu la culla del Welfare: nel 1893 fu il primo Paese del mondo a concedere il voto politico alle donne (dal 1886 votavano alle elezioni comunali), nel 1896 fu il primo a dare la pensione di vecchiaia, seguita dall’assistenza sanitaria pubblica. Paesaggi incontaminati tra vulcani, fiordi e foreste pluviali temperate la mettono tra i primi posti per la qualità della vita frutto di coscienza ambientale ed buon livello di istruzione. Ciò nonostante l’isolamento geografico da anni pesi sulla sua economia in crisi. Non è il Paese più ecologico del mondo a causa delle emissioni prodotte dalle sue immense greggi e mandrie bovine. E anche se negli ultimi anni registra un deficit migratorio verso la vicina e prospera Australia (a 4 ore di aereo), è sempre in testa alla graduatoria di chi sogna un cambio radicale della vita.







