Nel nuovo rapporto sulla sicurezza nazionale, l’intelligence di Wellington indica esplicitamente Pechino come il principale attore dello spionaggio straniero nel Paese. Nel mirino non ci sono soltanto informazioni governative, ma tecnologie, ricerca universitaria, aziende e infrastrutture spaziali. Una scelta di trasparenza che segna anche l’evoluzione della postura neozelandese all’interno dei Five Eyes

Per molto tempo la Nuova Zelanda è stata considerata, almeno nel dibattito sulla sicurezza occidentale, il componente più prudente dei Five Eyes quando si trattava di Cina. Oggi il quadro è diverso. Non perché Wellington abbia cambiato improvvisamente politica nei confronti di Pechino, ma perché la sua intelligence ha scelto di parlare con una precisione che lascia poco spazio alle formule diplomatiche.

Lo mostra il Security Threat Environment 2026, il rapporto annuale pubblicato dal New Zealand Security Intelligence Service (NzSis). La frase più significativa è anche una delle più semplici: diversi Stati conducono attività di spionaggio contro la Nuova Zelanda, scrive il servizio, ma la Repubblica popolare cinese è “l’unico Paese” del quale siano state individuate operazioni di questo tipo su larga scala.