La sicurezza europea

Riccardo Renzi

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La prossima frontiera della sicurezza europea non sarà soltanto nei cieli, nei mari, nello spazio o nelle reti informatiche. Sarà nella mente dei cittadini. La guerra cognitiva è ormai un elemento concreto della competizione strategica: non punta necessariamente a convincere una società di una determinata verità, ma a renderle sempre più difficile distinguere fatti, opinioni, manipolazioni e interessi ostili. La NATO considera il cervello contemporaneamente bersaglio e strumento della competizione per la superiorità cognitiva. L’obiettivo è alterare percezioni, comportamenti e processi decisionali, sfruttando vulnerabilità individuali e collettive.

Per l’Europa il problema è particolarmente serio. Le democrazie liberali sono società aperte, pluraliste e digitalizzate: proprio ciò che le rende forti può diventare una superficie d’attacco. La combinazione fra social network, sistemi di raccomandazione, profilazione comportamentale e intelligenza artificiale generativa consente infatti di moltiplicare messaggi, testarli rapidamente e adattarli alle reazioni del pubblico. Non siamo più soltanto davanti alla vecchia disinformazione. Il salto di qualità consiste nella possibilità di industrializzare la manipolazione. Una campagna ostile può frammentarsi in migliaia di contenuti differenti, costruiti per alimentare paure, rabbia o sfiducia in gruppi sociali diversi. Il risultato strategico non deve essere necessariamente una vittoria elettorale: può essere la perdita progressiva di fiducia nelle istituzioni, nei media, negli alleati e nella possibilità stessa di condividere una realtà comune. L’Unione non parte però da zero.