Che sfiga, hanno avuto gli animali e le piante. Dopo miliardi di anni di evoluzione, proprio quando sulla Terra sembrava essersi raggiunto un equilibrio straordinario, è comparso un nuovo predatore: l'uomo. Non il più forte, non il più veloce, non quello dotato degli artigli più affilati o dei denti più potenti. Eppure il più efficace, il più ingegnoso e, forse, il più insaziabile. Per quasi quattro miliardi di anni la vita ha imparato a convivere con se stessa. Ogni specie, attraverso un lento processo di adattamento, ha trovato il proprio spazio. Predatori e prede, foreste e oceani, insetti, funghi, batteri, mammiferi: tutti legati da un equilibrio delicato, costruito nel tempo e continuamente rimodellato dalla natura. Proprio quell'equilibrio ha reso il pianeta un luogo capace di ospitare anche l'Homo sapiens. L'aria da respirare, l'acqua da bere, i terreni fertili, il clima favorevole, la straordinaria biodiversità: nulla di tutto questo è stato creato dall'uomo. Era un patrimonio ricevuto in eredità. Eppure, in poche migliaia di anni — un battito di ciglia nella storia della Terra — l'essere umano è riuscito a imporsi su ogni ambiente. Ha conquistato le montagne, gli oceani, i deserti e perfino il cielo. Ha addomesticato, sfruttato, modificato o sterminato migliaia di specie. Ha abbattuto foreste millenarie, svuotato i mari, alterato il clima e trasformato il pianeta secondo le proprie esigenze. Nemmeno i grandi dinosauri, dominatori della Terra per oltre 160 milioni di anni, avevano esercitato un impatto così profondo sugli equilibri della vita. Erano parte della natura. L'uomo, invece, si comporta sempre più spesso come se ne fosse il proprietario. La sua capacità di trasformare il mondo è diventata una forza senza precedenti. Ma quando il potere cresce più velocemente della responsabilità, il risultato è una predazione senza limiti. Oggi quell'armonia costruita in miliardi di anni mostra crepe sempre più evidenti. Le specie si estinguono a un ritmo impressionante, gli ecosistemi si impoveriscono, il clima cambia, le risorse naturali si consumano più rapidamente di quanto possano rigenerarsi. La vera domanda, però, non è se la Terra sopravvivrà. Il pianeta continuerà il suo cammino, come ha sempre fatto dopo ogni grande crisi. La domanda è un'altra: riuscirà l'uomo a sopravvivere alle conseguenze del proprio comportamento? Forse la più grande sfortuna non è stata quella degli altri esseri viventi che hanno avuto la "sfortuna" di incontrare l'uomo. Forse la vera sfortuna è dell'uomo stesso, che rischia di distruggere proprio quell'equilibrio dal quale dipende la sua stessa esistenza, inoltre siamo l’unica specie che, con la scienza, si è resa conto delle conseguenze del proprio successo. Ma non se ne cura! *Presidente della Fondazione Marevivo
Dalle foreste agli Oceani, animali e piante e la “sfiga” chiamata uomo
La presidente di Marevivo, Rosalba Giugni: “Le specie si estinguono, gli ecosistemi si impoveriscono, il clima cambia, le risorse naturali si consumano più rap…






