Tra il 24 e il 27 agosto 1944 Vinca, piccolo borgo della Lunigiana ai piedi delle Alpi Apuane, venne attraversata dalla morte. Reparti delle SS, guidati dal maggiore Walter Reder e affiancati dai fascisti della Brigata Nera “Mussolini” di Carrara, uccisero 162 persone, in gran parte donne, bambini e anziani.

Per quattro giorni consecutivi - e questa è una particolarità rispetto ad altri eccidi - le vittime furono cercate nelle case, nei boschi e nelle grotte. Come racconta uno dei sopravvissuti, i rastrellatori giravano «tutti i posti, come a cercare le lumache». Il paese fu saccheggiato e incendiato. Una strage fascista, non soltanto nazista: un dettaglio che a Vinca non è mai stato dimenticato. Perché i più crudeli furono proprio i Mai morti, i fascisti che parlavano il dialetto “carrarino”.

Su quei giorni esiste una ricostruzione storica ampia e documentata. Paolo Pezzino è tornato quest’anno su Vinca insieme a Marco De Paolis nel volume Le stragi sulle Apuane. Bardine di San Terenzo, Valla, Vinca, ricostruendo eventi, responsabilità e vicende giudiziarie.

Fascisti più crudeli dei tedeschi. Vinca, memorie di una strage

sociologo