Di tanto in tanto le divinità che controllano il dibattito pubblico mandano una tavola incisa al popolo, annunciando che l’epoca precedente è finita e che una nuova è alle porte. Negli ultimi anni questo passaggio è avvenuto con la rielezione di Donald Trump e il rifiuto degli anni dieci del duemila e dei movimenti per l’uguaglianza razziale e di genere con i loro hashtag, i cappellini rosa a forma di gatto, le marce delle donne e le proteste.

Di recente è arrivata anche la dichiarazione della fine del woke 1.0, che oggi viene visto come una cultura isterica ed esagerata, innescata dalla momentanea affermazione di movimenti femministi come il #MeToo e antirazzisti come Black lives matter. “Il woke 1 è stato una follia”, ha dichiarato nei giorni scorsi la deputata democratica Alexandria Ocasio-Cortez. Ed eccoci qui: è arrivato il momento di fare marcia indietro su alcune cose fatte nel fervore di quei momenti. È stata una follia!

La sinistra avrà anche abbattuto qualche statua. Ma non ha fatto la guerra alle università né ha imprigionato gli studenti, come invece ha fatto la destra di Trump

Questa corsa verso il futuro, lontano da ciò che alcuni considerano un passato imbarazzante, riunisce fenomeni diversi. Ma temo che le cose non siano così semplici. Il woke 1.0 riguardava la politica e la cultura. E si occupava di problemi concreti: il controllo delle minoranze da parte delle forze dell’ordine, il diritto delle donne a non essere molestate o violentate, il razzismo e il sessismo sistemici. Chiedeva alle università di diversificare i programmi, di prendere coscienza della lunga ombra della storia coloniale e di aggiornare le istituzioni – dai mezzi d’informazione al mondo accademico – per favorire il cambiamento. Niente di tutto questo è folle.