In tutto il mondo gli anime hanno un grande successo. Ma in Giappone, dove il genere è nato, gli artisti del disegno sono pochi e mal pagati. È una crisi creativa e industriale cominciata negli anni settanta
AMizuki Endo è sempre piaciuto vedere i suoi disegni prendere vita. Cresciuto in una famiglia della classe lavoratrice a Kanagawa, una prefettura appena fuori Tokyo, fin da bambino si divertiva a creare dei flip book dove raffigurava dinosauri, personaggi di Toy story e omini stilizzati che si rincorrevano. Quando è arrivato alle superiori sognava già di fare il disegnatore di anime (le opere di animazione giapponesi), ma sapeva che affermarsi nel settore era molto difficile. Gli serviva un piano di riserva. Così, a sedici anni, si è iscritto a un istituto tecnico professionale per studiare programmazione informatica. In classe preferiva non parlare troppo delle sue aspirazioni artistiche. “Anche se l’avessi detto ai miei compagni, non credo che avrebbero capito”, mi ha spiegato quando ci siamo incontrati a Tokyo, nell’autunno del 2024.
Endo, però, ha continuato a lavorare sulla sua tecnica. Dopo il diploma, nel 2021, ha cominciato a fare i turni alla cassa di un supermercato, un lavoro che gli lasciava abbastanza tempo per fantasticare e disegnare. A casa guardava i tutorial su YouTube e studiava gli stili degli artisti che ammirava, tra cui Atsushi Saitō, che aveva creato i personaggi del suo anime preferito, Love Live! Superstar!!, incentrato su una band femminile.







