Nel caso di B. Generali la vera sfida sarebbe dimostrare che l’operazione può creare valore senza smontare il modello di crescita che negli ultimi anni ha contribuito a rafforzare società

È ancora in corso il consiglio di amministrazione di Mps, iniziato questa mattina alle 9. Sul tavolo c’è la strategia elaborata dall’amministratore delegato Luigi Lovaglio per contrastare l’Opas di Intesa Sanpaolo. Al centro del progetto ci sarebbero due operazioni: un’Ops totalitaria su Banco Bpm e un’operazione, più articolata, su Banca Generali. La prima ipotesi prevede dunque un’offerta pubblica di scambio sulla totalità del capitale di Banco Bpm. Un’operazione che, tuttavia, presenta già un primo nodo: la posizione di Crédit Agricole, principale azionista di Banco Bpm, che - stando a quanto apprende AdnKronos da fonti finanziarie - almeno finora si sarebbe continuato a mostrare fredda rispetto a un’ipotesi di aggregazione.

Più complesso, sul piano societario e strategico, il dossier Banca

Generali. Lo schema allo studio, secondo le stesse fonti, partirebbe dallo scambio tra la partecipazione del 13,32% detenuta da Mps in Generali e il 50,17% di Banca Generali controllato dal Leone di Trieste. A seguire, spiegano le stesse, Mps lancerebbe un’offerta sul capitale restante di Banca Generali, con l’obiettivo di arrivare al delisting. Un'impostazione che presenta alcune analogie con il progetto studiato nel 2025 dall’allora amministratore delegato di Mediobanca, Alberto Nagel.