Svegliarsi improvvisamente nel 1885, senza riscaldamento, senza smartphone, senza un conto in banca personale e, soprattutto, senza l’ombra di un diritto civile. È il cortocircuito che travolge Natalie Mills, celebrità della rete che per anni ha costruito la sua fortuna raccontando a milioni di follower quanto fosse desiderabile, per le donne, tornare a un passato fatto di grembiuli inamidati e totale sottomissione al marito. È da questo paradosso che prende le mosse Yesteryear, l’opera prima della scrittrice statunitense Caro Claire Burke, che sta conquistando il mercato librario americano diventando un vero e proprio caso editoriale.

Yesteryear, quando la nostalgia del passato diventa un incubo

Yesteryear non sembra essere, del resto, solo un libro: con il suo milione e mezzo di copie vendute in un soffio, una quasi certa trasposizione cinematografica che sembra vedere nei panni della protagonista la star Anne Hathaway, e un’ondata di entusiasmo travolgente che ha spinto la casa editrice italiana Neri Pozza ad anticipare la pubblicazione nel nostro Paese al prossimo novembre, appare molto più come un caso di costume. E questo è dovuto proprio al focus del racconto, una trama surreale ma dal forte valore simbolico.