Niente saune, niente champagne e venti posti letto in meno: il Rifugio Sesvenna a 2.256 metri sceglie la sostenibilità con un impianto di pannelli solari per eliminare il gas e la convivialità per combattere il turismo di massa in quota

@AVS Sesvennahütte/Facebook

A 2.256 metri d’altitudine, sul confine tra la Val Venosta e la Svizzera, il Rifugio Sesvenna ha scelto di andare in direzione ostinata e contraria rispetto alla trasformazione dei presidi alpini in hotel a cinque stelle. Dopo un’importante ristrutturazione conclusasi a novembre e che ha richiesto lo stop delle attività per l’intera stagione estiva del 2025, la struttura gestita dai giovani Indira Habicher e Georg Messner per conto dell’Alpenverein Südtirol (sezione di Malles) ha ridotto la propria capienza da 78 a 58 posti letto. Come spiegato da Elmar Knoll, vicepresidente del club alpino di lingua tedesca e coordinatore del progetto di rinnovamento, la scelta di sottrarre venti posti letto nasce dalla precisa volontà di evitare il sovraffollamento in un territorio fragile, segnato dall’overtourism che colpisce duramente la provincia autonoma di Bolzano.

Sostenibilità energetica e ritorno all’essenzialità

L’intervento architettonico volutamente non ha puntato sull’aggiunta di attrattive turistiche commerciali come saune a infrarossi, carte di vini pregiati o piatti gourmet. La vera innovazione ha riguardato il raggiungimento dell’efficienza energetica attraverso l’eliminazione completa del gas propano, sostituito da un impianto di pannelli solari sul tetto e da un sistema termico alimentato da una centralina idroelettrica locale i cui boiler d’acqua funzionano come vere e proprie batterie termiche.