Nel cuore dell'Europa, nei laboratori dell'Università Tecnologica di Graz, in Austria, sta prendendo forma una nuova tecnologia. Non ha l'aspetto di un complesso algoritmo o di un dispositivo elettronico, ma quello antico dell'argilla. Guidati dall'architetta Milena Stavric, i ricercatori hanno creato dei mattoni capaci di respirare e raffreddare l'aria circostante, offrendo una risposta sostenibile a una delle sfide più pressanti del cambiamento climatico: le isole di calore urbano. Un'innovazione che attinge a una saggezza millenaria, il raffreddamento evaporativo.

Il raffreddamento evaporativo

C'è un principio fisico che le popolazioni del Mediterraneo e del Medio Oriente hanno sfruttato da millenni: il raffreddamento evaporativo. Quando l'acqua evapora, sottrae energia termica all'ambiente circostante. È lo stesso fenomeno che rende fresca l'acqua nelle anfore di terracotta, che ha reso vivibili i climi desertici grazie alle torri del vento persiane, che ci fa sentire freddo uscendo dal mare anche con trenta gradi all'ombra. L’Istituto di Achitetturae Media della TU Graz, grazie al team di scienziati Julian Jauk, Milena Stavric e Kristijan Ristoski, ha preso questo principio secolare e lo ha ricodificato con gli strumenti del XXI secolo. Il risultato sono cubi di ceramica altamente porosa, stampati in 3D, capaci di immagazzinare acqua e rilasciarla lentamente nell'aria, raffreddando l'ambiente senza consumare un solo watt di energia elettrica. Nei test condotti in una soffitta surriscaldata del campus, un singolo blocco ha abbassato la temperatura di quasi sette gradi Celsius nelle sue immediate vicinanze. Un effetto, riferiscono i ricercatori, chiaramente percepibile in tutta la stanza.