Dalla ceramica cava ai mattoni 3D, il raffrescamento passivo riscopre acqua, argilla e aria contro case sempre più calde

Il condizionatore resta lì, appeso al muro come una promessa costosa. Premi un tasto, arriva l’aria fredda, poi arriva la bolletta, poi arriva anche il solito pensiero scomodo: per raffrescare casa stiamo spesso consumando energia proprio mentre il caldo diventa più aggressivo. Una specie di cane che si morde la coda, solo con più telecomandi e meno poesia.

Da qui stanno tornando fuori materiali antichi, quasi banali per quanto sono familiari: terracotta, argilla, ceramica porosa, acqua, aria. Roba da vasi sul balcone, da mattoni, da mani sporche di terra. Dentro questi materiali c’è un principio fisico semplice: l’evaporazione assorbe calore. Succede quando sudiamo, succede quando una brocca di terracotta mantiene l’acqua più fresca, succede quando l’aria calda passa attraverso una superficie umida e porosa. La differenza, oggi, sta nel modo in cui designer, architetti e ricercatori stanno riprendendo quel principio e lo stanno infilando dentro pareti, moduli urbani, facciate e perfino frigoriferi senza corrente.

La vecchia argilla torna utile

1. La ceramica cava integrata nelle pareti