L'effetto domino è dietro l'angolo. E al governo hanno iniziato a fare i conti. Quanti sono i "dublinanti" che l'Italia potrebbe riaccogliere dai Paesi europei? Una stima arriva dall'Eurostat e fa "tremare le vene e i polsi" ai piani alti dell'esecutivo: 24mila le richieste ricevute solo nel 2025. Sono i migranti arrivati in altri Paesi Ue attraverso i cosiddetti "movimenti secondari". Tradotto: arrivati in un Paese di primo approdo, in questo caso l'Italia, e poi spariti dai radar. Per riapparire altrove: Germania, Francia, Svizzera, Austria.
Problema: oggi questi Paesi chiedono di "saldare il conto" con l'Italia. E promettono di rispedirli indietro. Non è così semplice. Dietro la fredda aritmetica dei dublinanti, va ricordato, si celano storie, vite, drammi personali aggravati dal "ping pong" dei trasferimenti europei. E poi ci sono le nuove regole, quelle del rinnovato Patto Ue sulla migrazione e l'asilo entrato in vigore lo scorso 12 giugno. Che prevedono di azzerare il conteggio: qualunque richiesta di trasferimento che risalga prima di quella data, questa almeno è l'interpretazione che dà il governo italiano, non è valida.
Ieri dall'esecutivo hanno diffuso i dati dei trasferimenti di Dublino nel quinquennio precedente al governo Meloni. «Dal 5 dicembre 2022 - data della circolare del ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, che ha bloccato i rientri - al 31 dicembre 2025 sono state in tutto 80mila le richieste all'Italia di presa in carico dei cosiddetti 'Dublinanti', istanze a fronte delle quali il nostro Paese ha azzerato ogni trasferimento» riferiscono fonti di sicurezza. Proseguono così: «Nel quinquennio 2018-2022 sono stati ritrasferiti in Italia complessivamente 17.605 Dublinanti». E poi? Tabula rasa. L'Italia dal dicembre del 2022 ha sospeso i trasferimenti. Decisione presa, si ricorderà, dalla premier Giorgia Meloni nelle settimane di tensione con la Francia di Macron, che a sua volta rifiutava di riaccogliere i "suoi" dublinanti.












