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Il conduttore di Report conferma il piano Lavitola: c'è chi lo vuole in politica. Evoca il complotto mondiale delle destre e attacca ancora Il Tempo sui compensi
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Sigfrido, eroe leggendario della tradizione norrena, uccise il drago, divenne invincibile, ma venne tradito e ucciso da un complotto di corte, colpito a tradimento. Ascoltando il comizio di Lavarone, sembra che Ranucci, il Sigfrido dei nostri giorni, si sia convinto di vivere un momento simile. Nella sua prima uscita pubblica dopo l’arresto di Valter Lavitola, deve aver ripensato agli ultimi mesi. Alla sinistra che gli stendeva passerelle ai propri convegni, ai magistrati in piedi a battere le mani in standing ovation. Poi la "caduta", causata dallo tsunami innescato dalle verità (parziali al momento) che stanno emergendo dalle indagini della procura di Roma sull’attentato sotto casa sua a Pomezia, che vede come mandante proprio il suo grande amico Valterino.
La fine della credibilità di Ranucci è la fine politica di Schlein












