Adesso c’è anche un pallone e c’è pure una scarpa da calcio infilata al piede. La nuova vita dell’iconico murale di Diego Armando Maradona a Napoli, diventato uno dei luoghi turistici più frequentati d’Italia e ormai secondo solo al Colosseo per numero di visitatori, parte da due nuovi segni distintivi, che restituiscono al campione la sua dimensione più autentica, quella del calciatore nel pieno di un’azione. Palla al piede, pronto a muoversi, a saltare un avversario, a inventare una giocata, Maradona torna sul campo di calcio. Solo che il campo, oggi, è quello slargo di circa 197 metri quadrati all'angolo tra via Emanuele De Deo e vico Concordia diventato uno dei luoghi simbolo della sua storia napoletana. Il murale, nel cuore dei Quartieri Spagnoli, sarà ufficialmente "scoperto" a settembre, ma turisti e napoletani ne hanno già catturato l’essenza. Tra i teloni che recintano lo slargo, s’è aperta una "breccia" e lì si sono infilati gli occhi e gli obiettivi dei telefoni cellulari dei curiosi, tutti in fila per sbirciare in anteprima i lavori di restauro del murale che, tra alti e bassi, sta lì da 36 anni. Merito, in origine, del giovanissimo street artist Mario Filardi: nel 1990 l'allora 23enne realizzò quel murale sulla facciata di un palazzo di sei piani per celebrare il secondo scudetto del Napoli e rendere omaggio al suo protagonista assoluto, Diego Armando Maradona. I tifosi del quartiere lo aiutarono nell'impresa, organizzando e partecipando a una colletta necessaria a finanziare l’opera. Ci vollero due notti e tre giorni di lavoro. Nessuno, allora, avrebbe potuto immaginare che con quell’opera si sarebbe scritta la storia di un pezzo di città, che quel dipinto sarebbe diventato negli anni un altare laico, poi un simbolo, quindi una meta di pellegrinaggio. E, difatti, per quasi vent’anni, nessuno se ne è davvero cura. Il murale è rimasto a guardaere l’area intorno trasformarsi prima in un grande garage e poi in una sorta di discarica a cielo aperto. Ha subito perfino lo «sfregio» dell’apertura di una finestra che ne ha «compromesso» il volto. Nessuno, allora, avrebbe mai immaginato che un giorno, a dispetto dei teloni e di un cantiere ancora blindato, ci sarebbe stata gente in fila per riuscire a catturare anche solo un «angolo» di visuale del «nuovo» murale. E invece è quello che sta accadendo. Le prime immagini scattate attraverso i teloni hanno cominciato a rimbalzare sui social, restituendo una sorta di discovery spontanea della nuova vita del murale. La quarta. Quella che arriva dopo la sua nascita; dopo il primo vero restauro, avvenuto nel 2016, a cura di Salvatore Iodice, artigiano del luogo e artista di «Miniera»; e dopo il successivo intervento, nel 2017, dell’artista argentino Francisco Bosoletti, già autore sulla parete accanto del murale «Pudicizia». Fu Bosoletti a ridipingere la testa del Pibe de Oro, restituendo al murale il volto che, ancora oggi, tutti riconoscono e che continuerà a esistere anche nella nuova versione. Quarta vita, dunque. Forse non la più importante del murale stesso ma certamente la più significativa dell’intera area sulla quale Diego Armando Maradona troneggia.Il restauro del murale è infatti parte di un progetto più ampio di riqualificazione dell’area, di proprietà privata ma concessa al Comune di Napoli, diventato necessario anche dopo il caso esploso nell’ottobre dello scorso anno, quando la Polizia locale intervenne con multe e sequestri nei confronti di alcuni ambulanti che vendevano gadget nello slargo. L’area sarà trasformata in una attrezzatura di quartiere a uso pubblico, con ingresso gratuito. Un intervento fortemente voluto dal Comune, ma pagato da privati, attraverso il progetto Klain, con un finanziamento di circa 150mila euro messo a disposizione da Idir Group, per dare la giusta dignità a uno slargo che oggi vive di una propria identità proprio grazie a quel murale. Via Emanuele De Deo, nel cuore dei Quartieri Spagnoli, è diventata una delle tappe più fotografate e frequentate dai visitatori di tutto il mondo che giungono a Napoli per vacanza. Si arriva qui per Diego, ci si ferma davanti a Diego, si scattano foto con Diego. E adesso anche lo spazio intorno a quell'immagine sarà completamente ridisegnato. Il piazzale sarà in pietra lavica, con nuove panchine e due chioschi amovibili di circa 30 metri quadrati, coperti da pergolati ombreggianti. Ci saranno strutture mobili per la vendita di gadget e di bevande confezionate, saranno eliminate le barriere architettoniche e troveranno spazio anche nuovi elementi di arredo e gioco. Anche l'illuminazione sarà completamente ripensata, con un sistema studiato per accendere il murale e renderlo ancora più protagonista. Maradona, dunque, è pronto a tornare ma stavolta con colori più nitidi, il volto più definito e quei due particolari che diventano una firma della nuova versione: il pallone e la scarpa da calcio.