HomePesaroCronacaFurlo, nido delle meraviglie. Spuntano anche i grifoniSono due esemplari di Gyps Fulvus, una specie di avvoltoio imponente che si nutre di carcasse. L’area protetta si conferma come preziosissima.Un grifone appollaiato sulla parete del FurloRicevi le notizie de il Resto del Carlino su GoogleSeguiciTra le aspre pareti, gli anfratti di roccia e i sibili del vento della Gola del Furlo, due occhi splendenti e degli artigli potentissimi hanno troneggiato per qualche tempo. E non erano le aquile, che ormai lì sono di casa. Erano due grifoni. Non si tratta della creatura leggendaria con testa e ali d’aquila e corpo di leone, ma di due esemplari di Gyps Fulvus, comunemente detto grifone, una specie di avvoltoio davvero imponente che si nutre di carcasse. Testa bianca, tipico collarino di piume e apertura alare fino a quasi tre metri. A catturarne alcune immagini, Maurizio Saltarelli, attivo con l’associazione Birders nel monitoraggio dell’avifauna della Riserva Naturale Statale ‘Gola del Furlo’, in appoggio alle attività della Provincia.
"Non è la prima volta che questi avvoltoi stazionano in queste zone – racconta Saltarelli –; nel 2007 il primo avvistamento e l’anno scorso un gruppo di ben 24 esemplari. Con questa ulteriore osservazione, l’area protetta si conferma come un’importante area di sosta per questi necrofagi". Ma cosa li spinge a prediligere queste zone rocciose di passaggio nei loro spostamenti? "La mia ipotesi è che la loro sosta sia legata al forte maltempo che hanno incontrato giorni fa; infatti, anche lo scorso anno il gruppo ha stazionato a causa dei forti temporali avvenuti nei giorni precedenti. Il nostro Appennino, con i nostri monti come Furlo, Catria e Nerone, resta un avamposto dove trovare rifugio durante il maltempo. Essendo uccelli che si nutrono di animali morti, non troverebbero cibo nelle nostre zone se non qualche rara carcassa di animale selvatico. Per un avvoltoio con un’apertura alare di oltre due metri e mezzo e un peso che può superare i sette-otto chili, il volo battuto è un dispendio energetico insostenibile: il loro movimento dipende quasi esclusivamente dalle correnti termiche ascendenti e dal slope soaring, il sostentamento generato dal vento che impatta contro le pareti rocciose. Quando perturbazioni, pioggia o forte instabilità atmosferica interrompono le termiche e azzerano le correnti portanti, questi colossi si trovano costretti a quota bassa e devono necessariamente effettuare tappe forzate". Ecco la probabile causa della sosta al Furlo, dove le pareti della gola scompongono i venti permettendo loro di riprendere quota. I soggetti, probabilmente giovani, potrebbero provenire dalle colonie abruzzesi o dalle reintroduzioni dei Monti Sibillini e del Friuli. Una ulteriore conferma di come la tutela della Riserva del Furlo, gestita dalla Provincia, funzioni e offra un habitat fisso per l’avifauna rupicola autoctona (solo quest’anno un nuovo aquilotto e nove giovani falchi pellegrini) ma anche di passaggio come i grifoni dei giorni scorsi.






