Milano – ​​​​​​“Vuoi davvero morire così? Me lo sono chiesto quando ho avuto l’ultima brutta ricaduta, appena venti giorni fa. Mi sono ritrovato per strada senza un letto, senza cibo. Mia madre è morta a 50 anni e mi ha lasciato una villa con un giardino. Io e mio fratello l’abbiamo venduta, perché ci ricordava troppo dolore. La mia parte me la sono bruciata in cocaina e crack in soli due anni. Ho venduto mobili, quadri antichi, preziosi, oro... Ho fatto piazza pulita. Non riesco a perdonarmelo: adesso mi trovo senza una casa, da solo. La sostanza si è impossessata di me. Ho perso anche la famiglia: mia moglie, dopo anni di entra e esci dai guai, si è stancata e se ne è andata con i miei due figli. Ci sto provando a lasciarmi questa disgraziata porcheria alle spalle”. Andrea (nome di fantasia), 65 anni, ha alle spalle una vita di voragini che lo hanno fatto precipitare. L’illusione della droga, “che ti dà quello che cerchi, ma poi non hai idea di tutto quello che ti toglie”, lo ha segnato.

Ma come è cominciata?

“Non voglio apparire patetico o fare quello che si piange addosso, ma nella vita ho trovato sempre una vicinanza con certe dinamiche. In casa frequentavo persone che facevano uso di cocaina e la facevano usare anche a me. Ero molto piccolo. Ma per essere più spiccio: ti ci avvicini quando c’è una fragilità. Diventando adulto facevo una gran fatica a integrarmi. Mi sono accostato a un altro tipo di società, dove la sostanza era ovunque. Lì ho conosciuto una ragazza che si drogava. Volevo salvarla, ero convinto che l’amore potesse sradicarla da quel contesto. Mi sbagliavo”.