Milano, 21 agosto 2026 – Valentina (nome di fantasia), 34 anni, inizia quello che definisce il suo “rapporto” con le sostanze quando ne aveva 16 di anni. “Prima era poca roba, qualche canna”. L’evasione di una ragazza che in quella sua “vita e famiglia perfetta” vedeva in realtà una prigione che le stava troppo stretta: “Mia madre era controllante, ansiosa, ho cercato così una via di fuga in compagnie lontanissime rispetto a quelle alle quali mi avevano abituato i miei genitori”.

Dalle feste all’alcol

La vita delle feste, dell’alcol, delle piccole ribellioni dell’adolescenza, che poi, però, diventano troppo grandi: “Inizio a fumare l’eroina, per sentirmi “figa”, accettata anche io agli occhi delle persone che frequentavo. Ero una ragazzina, mi sono detta, faccio questo così mi vedono come loro”. Ma quel desiderio di accettazione diventa in poco tempo schiavitù: “Sono diventata dipendente in tempo zero”. E da lì, Valentina inizia a indossare una maschera e a condurre una vera e propria doppia vita: “Nessuno si è mai accorto di niente. Continuavo a fare tutto come prima, con questo buco nero che tenevo nascosto a tutti. Andavo a scuola, mi sono diplomata, ho finito di studiare, ho iniziato a lavorare. A casa con i miei genitori ero perfetta, me ne stavo in silenzio in camera mia, fuori, però ero totalmente un’altra persona”.