Il rapporto tra criminalità organizzata ed economia resta uno dei nodi centrali nella capacità della ‘ndrangheta di radicarsi nel territorio e, allo stesso tempo, di espandere i propri interessi oltre i confini regionali e nazionali. È questo uno dei temi affrontati dal procuratore della Dda di Catanzaro Salvatore Curcio durante l’iniziativa svoltasi ieri sera nel bene confiscato alla ’ndrangheta presso il CELA di San Leonardo di Cutro.

Nel corso dell’incontro, il magistrato ha analizzato l’evoluzione della ‘ndrangheta e il rapporto sempre più articolato tra organizzazioni mafiose e mondo dell’impresa, soffermandosi in particolare su quella fascia di imprenditoria “borderline” che non riesce, o non vuole, recidere i rapporti con i circuiti dell’illegalità.

Dall’estorsione alla ricerca del vantaggio

Secondo Curcio, il rapporto tra un imprenditore e un esponente mafioso non può essere letto esclusivamente attraverso lo schema della vittima sottoposta a intimidazione.

Esiste infatti una zona nella quale l’imposizione criminale può trasformarsi progressivamente in convenienza reciproca, fino a generare forme di collaborazione consapevole. “Esiste anche un’inquietante domanda di illegalità da parte di chi cerca profitti facili o vantaggi competitivi sul mercato”, ha sottolineato il procuratore.