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Redazione Politica

«Frase totalmente decontestualizzata e trasformata in uno slogan economico per un manifesto d’esclusione sociale»

«San Paolo non è un camerata. E le Sacre Scritture non si prestano a essere ridotte a un manifesto politico». Undici sacerdoti contro Roberto Vannacci. I rappresentanti della Fondazione Interesse Uomo, che opera tra Basilicata e Sicilia, scrivono una lettera al leader di Futuro nazionale. All’inizio di agosto, durante una conferenza stampa, mentre discuteva di sussidi ai migranti, Vannacci aveva citato la Norvegia come possibile modello per l’Italia: «Ha deciso di non dare i sussidi prima dei 5 anni di permanenza». Poi, il riferimento all’apostolo: «Cito il camerata San Paolo, “Chi non lavora, neppure mangi”».

Una citazione che ha suscitato nei sacerdoti «profondo dissenso e sconcerto: associare la figura di San Paolo a un termine storicamente legato a ideologie totalitarie e di parte, per di più nel programma di una fazione politica, è una grave e inaccettabile strumentalizzazione della fede». La frase, dicono i sacerdoti, è stata «totalmente decontestualizzata e trasformata in uno slogan economico per un manifesto d’esclusione sociale. San Paolo non invocava punizioni contro i poveri, si rivolgeva a una comunità cristiana primitiva esortandola alla responsabilità fraterna e al dovere morale di non essere di peso».