di Chiara Carenini e Alice Spagnolo

"Beatrice, dove sei? Hai avuto paura?" Parole che hanno squassato il cuore quelle del vescovo di Ventimiglia Suetta chiamato a celebrare i funerali di Beatrice, la bimba di due anni trovata morta per le botte e gli stenti nella casa materna il 9 febbraio scorso e per il cui decesso si trovano in carcere la madre, Emanuela Aiello e il suo compagno Emanuel Iannuzzi. Al funerale, celebrato nella chiesa di Bordighera 'stretta' in un cerchio di sicurezza voluto dalle autorità per motivi di ordine pubblico, non c'era Emanuela Aiello: la donna, detenuta a Torino, si è vista ritirare il nulla osta dal giudice per il "rischio di aggressioni verbali e fisiche" e possibili ripercussioni sull'ordine pubblico: l'ondata di odio sui social alla notizia della possibile presenza della madre al funerale di Bea ha portato al ritiro del permesso. Così, ad accompagnare in chiesa e al cimitero quel minuscolo feretro bianco, c'era solo la famiglia del padre, Maurizio Rao che, seppur anche lui detenuto (per altra causa), ha ottenuto di poter salutare la piccolina assieme alla sua famiglia. Ha pianto, incessantemente, fino alla fine della cerimonia. A distanza, anche la sorella, il fratello e la cugina della Aiello, con i nonni materni. Una cerimonia straziante: "eri davvero una bellissima bambina, tenera, dolce, buona e indifesa, come tutti i piccoli - ha detto il vescovo con la voce rotta dalla commozione -. Purtroppo una malvagità senza senso ha strappato via la tua infanzia, privandoci del tuo sorriso e della tua luce. Speriamo e crediamo per il dono della fede che tu, splendido fiore, sarai per sempre nel giardino dell'eterna primavera di Dio, e quale luminosissima stella risplenderai sempre". Suetta ha scelto di aprire l'omelia con una citazione del profeta Isaia: "Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se queste donne si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai. Beatrice, ti sei sentita dimenticata? Hai avuto paura? Certamente sì. Ed è terribile per noi pensarti nel buio della violenza. Spesso i bambini incontrano nelle favole l'orco cattivo e cercano rifugio tra le braccia sicure delle persone care. Tu lo hai incontrato davvero e quelle braccia ti sono mancate per rifugiarti e per consolarti". Il vescovo ha poi richiamato la responsabilità collettiva di fronte a una tragedia come questa che "non interpella soltanto una famiglia, interroga un'intera società. La barbarie non può essere banalizzata, né giustificata, né dimenticata. Il male deve essere chiamato con il suo nome". Ha quindi sottolineato che "chi ha commesso un delitto tanto grave" possa giungere "a un autentico pentimento, profondo e sincero", ribadendo al tempo stesso che "una giusta pena non è vendetta, ma esigenza del bene comune, della tutela dell'innocente e del rispetto della responsabilità personale". Al termine della cerimonia la chiesa lentamente si è svuotata e quel feretro così piccolo, nudo, senza fiori, è passato tra la folla in lacrime. E' rimasta la fotografia di Beatrice, una bimba piccola piccola con una maglietta troppo grande e il fiore giallo di una zucchina tra le mani. Seguito dalla famiglia paterna (quella materna è rimasta in disparte) il feretro è stato trasferito nel cimitero di Bordighera nel silenzio di una cittadina in lutto che ancora si chiede perché sia successo tutto questo.