ROMA – Diecimila attacchi solo negli ultimi otto anni: è il bilancio della crisi del sistema sanitario globale, aggredito nei Paesi in guerra, come l’Ucraina, ma anche nei luoghi in cui svolge un ruolo di primo piano nel contenimento delle epidemie, come nel caso dell’Ebola nella Repubblica Democratica del Congo. I dati provengono dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che gestisce un sistema di sorveglianza degli attacchi contro gli ospedali, il personale, i pazienti, le ambulanze e i magazzini per le forniture.
I dati diffusi. Dal 2018 a oggi sono stati segnalati oltre 10.400 assalti in ventinove Paesi, con circa 5.700 morti e oltre 8.000 feriti. Finora nessuno è stato chiamato a risponderne. Solo tra gennaio e agosto di quest’anno, l’OMS ha registrato oltre novecento aggressioni, che hanno causato altrettanti morti e più di 1.400 feriti, con una media di più di quattro attacchi al giorno. La maggior parte degli incidenti si è verificata in Ucraina, in Libano e nei Territori Palestinesi Occupati. Le armi pesanti sono state lo strumento più utilizzato nel 2026, seguite dalla distruzione delle strutture sanitarie e dalla violenza psicosociale.
I sequestri e gli arresti di operatori sanitari. In questi otto anni monitorati dall’OMS sono stati segnalati 44 episodi di sequestro o arresto di operatori sanitari e pazienti. Ogni singola offensiva a una struttura sanitaria produce conseguenze di vasta portata e di lungo periodo. L’OMS, nel rapporto pubblicato nei giorni scorsi, cita uno studio sulla Siria, dove l’area nord-occidentale è stata particolarmente danneggiata negli ultimi mesi, con un decremento delle visite ambulatoriali pari al 51 per cento protrattosi per trentasette giorni. In Sudan il 37 per cento delle strutture sanitarie risultava non funzionante nel 2026. Tutti i 36 ospedali di Gaza sono stati danneggiati dalle bombe e solo la metà funziona, seppure in maniera parziale. Dall’inizio del conflitto in Ucraina, l’OMS ha verificato oltre tremila aggressioni contro ospedali e cliniche, ambulanze, magazzini e contro le catene di approvvigionamento. Dodici attacchi contro le strutture sanitarie sono stati denunciati anche nella Repubblica Democratica del Congo da quando è esplosa l’attuale epidemia di Ebola, a maggio.










