Il 3 maggio del 2016 il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite approvava all'unanimità la risoluzione 2286 che condanna gli attacchi contro ospedali e personale sanitario e chiede il rispetto del diritto internazionale (detta anche #NotATarget).
Da allora sono passati dieci anni e la guerra continua a non risparmiare le strutture sanitarie, né i malati e chi li ha in cura.
Anzi, la situazione è addirittura peggiorata. Lo sottolineano il Comitato Internazionale della Croce Rossa, l'Organizzazione Mondiale della Sanità e Medici Senza Frontiere che, in una nota congiunta, esortano la comunità internazionale ad agire con forza sul fenomeno.
"Oggi non celebriamo un risultato, constatiamo un fallimento", affermano le organizzazioni internazionali.
I numeri del Sistema di sorveglianza per gli attacchi alla sanità (Ssa) dell'Oms mostrano uno scenario che non accenna a migliorare. Lo scorso anno le strutture e il personale sanitario sono stati vittime di 1.384 attacchi che hanno causato 1.981 decessi e 1.183 feriti. È in Ucraina che si è concentrata la quota maggiore di attacchi (582) che hanno causato 19 morti. In Sudan, invece, il numero più alto di decessi (1.620) avvenuti nel corso di 65 attacchi. In Palestina sono stati 460 gli attacchi nel corso dell'anno, per un totale di 125 decessi.







