Viste dall’alto, le spiagge italiane appaiono come un’infinita distesa di tondini colorati: sono gli ombrelloni, il riparo d’eccellenza contro i raggi del sole. Milioni di persone li piantano religiosamente nella sabbia ogni mattina d’estate, convinte che sotto quel telo la calura (e la scottatura) venga tenuta a bada. In realtà un nuovo studio dell'Università di Innsbruck sembra scardinare questo italico mantra. Secondo la ricerca condotta da Georg Wohlfahrt e Albin Hammerle, presentata al congresso della European Geosciences Union, infatti, l'ombra di un parasole in tessuto protegge bene dai raggi UV, ma offre un sollievo quasi impercettibile dalla sensazione di calore: appena 1°C in meno rispetto al sole diretto. Con il sole basso sull'orizzonte, poi, sotto il telo si può persino percepire più caldo che fuori.
Quelli standard meno efficaci di un albero
Il problema, dicono i ricercatori austriaci, è nei materiali. I tessuti classici bloccano bene la radiazione a onde corte (la luce solare), ma alla lunga si surriscaldano fino a 70°C e finiscono per irradiare calore (radiazione a onde lunghe) verso chi sta sotto, annullando gran parte dell'effetto rinfrescante. Per misurare l'impatto reale del caldo sotto la cupola colorata, i ricercatori hanno usato un modello basato sull'Indice Climatologico Termico Universale (UTCI). Risultato: gli ombrelloni standard risultano nettamente meno efficaci, ad esempio, dell'ombra di un albero. Un rimedio suggerito dagli stessi ricercatori è allora quello di bagnare periodicamente il telo o di comprare ombrelloni fatti con materiale che protegge meglio dalla radiazione termica.









