A un anno dalla scomparsa di Pippo Baudo, il ricordo non appartiene soltanto a chi lo ha conosciuto o ha lavorato con lui. Appartiene a un Paese intero, che per decenni ha trovato nella sua voce, nella sua eleganza e nella sua straordinaria professionalità un punto di riferimento.

Pippo è stato innanzitutto un grande siciliano. Ha portato con sé, nella televisione nazionale, l’orgoglio delle proprie radici, la curiosità, l’intelligenza e quella capacità tipicamente siciliana di guardare il mondo con ironia e profondità. Da Militello in Val di Catania ha conquistato l’Italia senza mai smarrire il legame con la sua terra.

La sua carriera ha attraversato la storia della televisione italiana, ma ridurre Baudo a un conduttore sarebbe ingiusto. È stato un talent scout, un autore, un protagonista della cultura popolare. Ha saputo riconoscere il talento prima degli altri e offrire a tanti giovani l’occasione di farsi conoscere. Anche per questo il suo lascito va oltre i programmi che ha presentato.

Ho avuto modo di incontrarlo e di apprezzarne la passione civile, la curiosità verso le persone e la capacità di ascoltare. Era un uomo profondamente legato alla Rai e all’idea di un servizio pubblico capace di unire gli italiani. Grazie a lui, portammo insieme il teatro in tv.