Come ogni estate le banche vanno a occupare un posto d’onore nel menù della legge finanziaria. Solo che stavolta, davanti alla porta degli istituti di credito, arrivano insieme Matteo Salvini e Giorgia Meloni, anche se con intenzioni piuttosto diverse.
Il vicepremier propone un contributo del 5% sugli utili delle principali banche italiane. La premier, invece, mette un paletto sul destino di Mps: bene il mercato, ma niente spezzatino.
È la fotografia di un’estate bancaria diventata appuntamento fisso. Siamo ormai al terzo giro di giostra. Le banche, da parte loro, continuano a produrre utili. La politica, di conseguenza, continua a considerarle una specie di cassaforte con la combinazione lasciata sul tavolo.
Salvini ha messo sul piatto un contributo del 5% sugli utili dei principali istituti. Ricorda che in pochi anni il settore ha realizzato 200 miliardi di utili. Spiega che la componente principale deriva da interessi e commissioni pagate dai clienti. Dunque la politica deve interrogarsi.
Non è una guerra alle banche ma la richiesta che «una piccola parte» degli enormi profitti torni alla collettività per finanziare sanità e sicurezza. Per rafforzare il ragionamento mette in vetrina i numeri delle due principali banche: quasi 12 miliardi di utili nei primi sei mesi del 2026 per Intesa Sanpaolo e UniCredit.














