TREVISO «Io sono come gli idraulici, se un rubinetto perde, perde allo stesso modo con una giunta di destra o di sinistra. Ho fatto io l’analisi di stabilità del platano della riviera Comisso, e mi meraviglio che l'albero non sia già stato abbattuto. Chi mi conosce sa che, generalmente, sono un conservazionista e decreto in generale l'abbattimento di un albero quando proprio non ci sono alternative». Parte così il post-sfogo di Claudio Corazzin, agronomo, il consulente interpellato da Ca’ Sugana per avere l’ultimo parere sulle condizioni del platano di Riviera Comisso prima di decidere per l’abbattimento. E in giorni in cui gli appelli a salvare la pianta si sprecano Corazzin, professionista esperto da curriculm di spessore, ha voluto fare chiarezza con un puntuale post affidato ai suoi canali social. Intanto a Ca’ Sugana Antonella Tocchetto, consigliere comunale del Pd, ha chiesto ufficialmente che la relazione tecnica che ha sancito la sorte dell’albero diventi pubblica. Prima però parla Corazzin.
Lo storico platano condannato all'abbattimento: ancora una settimana di vita. Centinaia di messaggi al sindaco per salvarlo Il chiarimento Dopo aver spiegato che il posto dove il platano si è sviluppato stretto tra un edificio e l’argine è ormai troppo piccolo per consentire lo sviluppo delle radici, lo specialista spiega che «L'albero ha una carie al colletto estesa che coinvolge anche le principali radici centrali, e si estende lungo il fusto. La carie è molto datata, tanto che la cavità venne riempita di cemento almeno trent'anni fa». In tutto questo tempo i funghi hanno scavato l’interno del tronco debilitando la pianta: «L'albero è costantemente monitorato da almeno vent'anni, e negli ultimi quindici dal sottoscritto l'equilibrio tra patogeno ed ospite è saltato per una qualche ragione e la carie è in progressione più di quanto l'albero compensi». Poi spiega come l’albero stia cedendo, come la sua stabilità sia sempre più compromessa.E osserva: «L'albero negli ultimi quindici anni è stato gestito correttamente. Per consolidarlo sarebbe necessario inserire due putrelle nel fiume a “V” rovesciata con tutte le controventature necessarie. Considerati i luoghi, la necessità di lavorare con una gru (che non sapei ora dove installare, ecc.) e tutte le complicazioni del caso, il costo avrebbe superato serenamente gli 80mila euro per tirare avanti l'albero una decina di anni. Obiettivamente, nella fattispecie non giustificabile. E vi assicuro che di strutture per fare stare su gli alberi ho esperienza. Ripeto: l'albero è monitorato da almeno vent'anni, ed è arrivato al limite». E a chi invita a lasciarlo stare perché in caso di caduta finirebbe nel fiume, ribatte: «Che nel caso di un cedimento la pianta cada nel fiume è probabile ma non scontato, dipende dalla struttura che cede prima con possibilità che vada in torsione verso zone frequentate. La zona è centrale, frequentata e il rischio inaccettabile». Alberi di 20 metri vandalizzati vicino al parco: «I pioppi potevano cadere dove vanno a giocare i bambini». Le indagini: i sospetti su un gruppo di residenti Inevitabile Corazzin poi sottolinea: «La questione non è paesaggistica, non è ambientale, non è economica, non è politica ma è legata alla sicurezza dei luoghi. Né il sindaco, ne l'assessore o nessuno mi ha mai chiesto di modificare una diagnosi, anzi per ogni abbattimento decretato c'è sempre bisogno di spiegare, rispiegare e rispiegare». Ricorda poi che Treviso, ancora negli anni ‘90, è stata tra le prime città a censire gli alberi presenti nel territorio comunale e «a monitorare regolarmente ogni albero. Con cadenze biennali, annuali o, a seconda dai casi, quadriennali. A Treviso da fornitore di servizio vi assicuro che c'è contraddittorio, e chi riceve le diagnosi controlla e controdeduce con cognizione di causa quando necessario, sia prima che ora». E la conclusione: «Ripeto, le mie diagnosi non cambiano in base al colore politico del mio Committente. E non mi pagano di più se abbatto o tengo in piedi».










