TREVISO «Non tagliatelo, non uccidetelo. Nella posizione in cui si trova se mai cadrà, lo farà nel fiume». Questo è uno delle centinaia di messaggi che in questi giorni stanno arrivando al sindaco Mario Conte e al vicesindaco Alessandro Manera da ogni canale: direttamente ai loro numeri privati, con mail spedite in Municipio, con messaggi nelle varie pagine social istituzionali e non. Un fiume in piena di richieste, suppliche, analisi a dir poco strampalate con un unico scopo: salvare il platano di riviera Comisso, il gigante verde diventato uno dei simboli del centro storico ma arrivato a fine vita e che verrà abbattuto la prossima settimana. Dopo due perizie, uno dall’agronomo del Comune e una di uno specialista esterno, l’albero è stato definitivamente considerato pericoloso: potrebbe cadere da un momento all’altro e non è detto che possa precipitare solo nel fiume, anzi. A Ca’ Sugana, dopo la tragedia capitata ad aprile, quando un albero travolse e uccise il 38enne Pietro Monici mentre pescava lungo le rive del Botteniga, tratto di competenza del Genio Civile, nessuno vuole correre rischi.

Le proteste

Ma la sensibilità verso quell’albero dal valore altamente simbolico è altissima. E ha alimentato un mare di polemiche. Pescando tra i tanti messaggi si trovano semplici «Non tagliatelo» e concetti più elaborati: «Potrei portare decine di esempi nel mondo in cui piante plurisecolari sono state assicurate tramite tiranti, nonostante lo stato precario sopravvivono e non sono pericolose per nessuno». E ancora: «Avevano proposto dei sostegni esterni..."al di là" (si fa per dire...) del beneficio ecologico, quell'albero è un simbolo e come tale andrebbe salvato, in tutti i modi..». «I messaggi sono tanti - ammette Manera - tagliare quell’albero è un dispiacere anche per noi. Ma non possiamo fare altrimenti per una questione di sicurezza. E’ stato accuratamente esaminato più volte, anche da consulenti esterni, è ormai la sue condizioni sono tali da non lasciare scelta».