Quella del 2026 rischia di essere ricordata come l’estate del grande ripensamento turistico per milioni di famiglie italiane. Non più soltanto il tempo delle vacanze e del riposo, ma il momento in cui il diritto a una pausa dal lavoro si scontra con una realtà economica sempre più difficile da sostenere. A fotografare la situazione sono gli ultimi dati della Fondazione Openpolis: il 33,2% delle famiglie con un figlio non può permettersi di andare in vacanza. Una percentuale che sale al 53,3% tra le famiglie con almeno tre figli, per le quali una settimana di ferie lontano da casa diventa spesso un lusso. E così cambiano anche le abitudini. Secondo Federconsumatori, la durata complessiva delle vacanze fuori casa si è ormai ridotta a 11 giorni, contro i 14-21 giorni del passato. Sempre più spesso si opta per soggiorni brevi, di appena 3-5 giorni, cercando di contenere le spese anche attraverso l’ospitalità di amici e parenti.
Il turismo diventa un lusso
La fotografia restituisce l’immagine di un Paese in cui il turismo sta diventando un bene di lusso, capace di escludere non solo chi vive in condizioni di povertà assoluta, ma anche quella fascia di ceto medio che, pur lavorando e pagando le tasse, non riesce più a mettere da parte le somme necessarie per una pausa estiva dignitosa. Come sottolinea Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori: «Un Paese che vive di turismo, come l’Italia, e che non riesce più a mandare in vacanza i propri cittadini ha un problema serio di coesione sociale». A confermare la portata del fenomeno sono anche gli ultimi dati Istat, riferiti al 2025: il 36,8% delle famiglie italiane non può permettersi una settimana di ferie lontano da casa, una quota in forte aumento rispetto al 32,3% registrato nel 2024. In un solo anno, dunque, l’incidenza è cresciuta di 4,5 punti percentuali, restituendo la fotografia di un’esclusione che non riguarda più soltanto le fasce più fragili della popolazione. E dietro questa rinuncia alle vacanze ci sono diverse ragioni, ma al primo posto spiccano i costi dei trasporti, che hanno registrato rincari tali da rendere proibitiva persino la semplice pianificazione di un viaggio.











