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Molti si riuniscono per una grigliata all’aperto, in montagna o in un parco in città. Altri restano in spiaggia tutto il giorno, con un pranzo al sacco o a mangiare in un lido. Altri ancora ne approfittano per visitare un museo o fare una gita. Ovunque si trovino in Italia, tendenzialmente, le persone a Ferragosto stanno insieme e fanno qualcosa di diverso dal solito. Incluse le moltissime che spesso sono già in ferie, e per le quali un giorno vale l’altro, per fare qualcosa di diverso dal lavorare.
La festa religiosa c’entra e non c’entra, con il Ferragosto. Una gran parte delle persone che si riuniscono ogni anno nemmeno lo sa, che per i cattolici è una festa di precetto, in cui si va a messa. E i non credenti che sanno cosa celebrano i cattolici, cioè il giorno in cui la madre di Gesù fu assunta in cielo in corpo e in spirito, lo ricordano più che altro per la stranezza fenomenica di quell’evento soprannaturale. Quasi nessuno pensa alla religione, insomma, quando pensa alle attività e alle occupazioni tipiche di Ferragosto.
La parte laica e popolare della tradizione, oggi certamente prevalente sull’altra, deriva piuttosto da specifiche politiche degli anni Venti e Trenta del Novecento, che incentivarono in varie forme il turismo interno e lo spirito di iniziativa a Ferragosto. Attraverso l’Opera nazionale del dopolavoro, un’organizzazione incaricata di occuparsi del tempo libero dei lavoratori, il regime fascista istituì i cosiddetti “treni popolari di Ferragosto”, viaggi a costi ridotti. E moltissime persone, tra le classi sociali per cui quei viaggi erano stati pensati, presero l’abitudine di affrontarli muniti di pranzo al sacco, per rendere le gite meno onerose: un’abitudine in parte ancora diffusa, per ragioni diverse.













