La media degli accessi al pronto soccorso è di 160 persone al giorno. "E non si è davanti alle sole persone anziane perché arrivano anche giovani con malore. Questo caldo ha colpito duro", dicono i sanitari del pronto soccorso, reparto coordinato dal dottor Giancarlo Titolo. L’afflusso è tale per cui si trova una decina di persone in sala d’attesa e, se si butta l’occhio dall’altra parte della vetrata, si vedono persone distese sulle barelle in attesa di capire il proprio futuro.

Sentimenti diversi e contrastanti quelli che si incrociano in questa anticamera del San Salvatore. Alcuni parenti sono infuriati, altri più comprensivi nei confronti del personale sanitario. "Io ho mia zia di 88 anni – racconta la nipote Camilla – che è entrata al pronto soccorso martedì ed è lì da tre giorni in attesa di trovare un letto nel reparto di Medicina. Spero di risolvere la sua situazione. Io non ho nulla da dire contro il personale perché vedo che corre da tutte le parti per tamponare la situazione. Ma quando entri lì dentro e ti guardi attorno preghi Iddio sperando che non capiti mai a te. Il problema dov’è? L’organizzazione. Perché le visite dei parenti possono avvenire per sole due ore al giorno, e cioè dalle 12.30 alle 13.30 e quindi dalle 18.30 alle 19.30. C’è sempre una lunga fila anche per avere informazioni sullo stato di salute dei propri cari e a volte non ci si riesce. Il lavoro è tanto, ma si entra in questo dedalo di stanze dove la concentrazione batterica immagino sia molto elevata ed io giravo – continua Camilla – con la mascherina. Ero l’unica. Comprendo il personale e tutti gli sforzi che fa, ma credo che l’organizzazione vada migliorata per evitare file. La direzione sanitaria potrebbe mettere aggiornamenti online per cui uno monitora lo stato di salute e gli eventuali miglioramenti o peggioramenti dei parenti, senza mettersi in coda in lunghe file e senza magari poi ricevere udienza".