di Stefano Landi (fonte: lavoce.info)

Sono buoni i dati sul turismo in Italia, soprattutto per quanto riguarda immagine e arrivi dall’estero. Il settore è anche competitivo rispetto ad altri paesi europei. Con il fondato sospetto che la competitività si basi su lavoratori sottopagati.

Il turismo va bene, soprattutto quello dall’estero

Cominciamo con le note positive, tutte ovviamente comunicate e rivendicate dal governo, nelle persone dei ministri Daniela Santanchè fino a marzo 2026 e di Gianmarco Mazzi a partire da aprile.

Lo dice prima di tutti la survey condotta in Europa da Swg per Confcommercio a giugno 2026, che esalta l’attrattività dell’Italia per il 54 per cento degli europei. Per la forza della nostra “marca nazionale” non si può attribuire il merito a un solo soggetto: siamo un po’ una società in nome collettivo. Allo stesso modo accade per il desiderio turistico – ma non solo – che il nostro paese suscita, ed è comunque un dato di fatto. Nel 2000 avevamo già misurato il fenomeno con lo studio “La marca Italia”: pensavamo di essere visti nel mondo come un covo di mafiosi, e invece eravamo famosi per la cristianità, la cultura, il calcio e, appunto, l’attrattività turistica.