Il 15 agosto è un’occasione sempre propizia per riflettere sul dogma dell’Assunzione in cielo in anima e corpo della Vergine Maria, come ci ricorda la solennità di oggi. Ma rappresenta anche la circostanza particolare, alla luce di questa festa mariana, per comprendere meglio il senso dell’ultima nota dottrinale del Dicastero per la Dottrina della fede (Ddf) Mater Populi Fidelis del novembre scorso. Nel documento, firmato dal prefetto dell’ex Sant’Uffizio, il cardinale argentino Víctor Manuel Fernández, e approvato da Leone XIV, è stata soprattutto fatta chiarezza sugli appellativi da usare per la Madonna. E in particolare è stato ribadito un netto no all’uso di termini ritenuti «inappropriati» per la Madre di Dio come «corredentrice» o «mediatrice di tutte le grazie».Dal suo osservatorio il servita napoletano Salvatore Maria Perrella, mariologo e teologo, spiega ad Avvenire l’importanza di questa nota dottrinale e il perché, solo ora, si è arrivati a questo pronunciamento da parte del Magistero della Chiesa. Classe 1952, già ordinario di Dogmatica e Mariologia presso la Pontificia Facoltà teologica Marianum e preside per due mandati del medesimo ateneo romano, ha goduto della stima di Joseph Ratzinger. Fu infatti l’allora cardinale prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede a volerlo nel 1996 tra i dodici esperti componenti la Commissione vaticana internazionale sulla Corredenzione mariana. «La nota dottrinale in questione – tiene a precisare il mariologo e religioso dell’Ordine dei Servi di Maria – rappresenta una risposta da parte del Dicastero per la Dottrina della fede per fare chiarezza su alcuni titoli mariani. Il documento approvato da Leone XIV ha all’origine come fonte di ispirazione un altro Pontefice, Francesco. Papa Bergoglio ha voluto che si ribadisse la preziosità e inappellabilità dell’opzione del Concilio circa il culto mariano, circa la dottrina sulla funzione o sul ruolo di Maria nella salvezza universale. Lo scopo della Mater Populi Fidelis è proprio questo: confermare che Maria è la Madre del popolo cristiano, è figura centrale, ma non è il centro della fede. Il centro della fede e della salvezza rimane Cristo rivelatore del Padre, donatore dello Spirito».Un documento, quello del novembre scorso, che rappresenta una risposta, quasi una bussola per il popolo di Dio per orientarsi su come venerare Maria. «In fondo con questa nota la Santa Sede ha voluto fare chiarezza sui titoli mariani da attribuire alla Vergine. È interessante che questa “risposta” di chiarezza sul culto mariano in campo dottrinale assomigli, in fondo, alla stessa richiesta che arrivò a Paolo VI. Da quella richiesta arrivata sulla scrivania di Montini nacque l’elaborazione della famosa, feconda e ancora attuale esortazione apostolica del 1974 la Marialis Cultus. In quel documento papa Montini sancì e ribadì gli orientamenti e le proposte suscitate dal Concilio Vaticano II. L’esortazione in modo particolare aveva come sue fonti di riferimento la Costituzione dogmatica Lumen gentium, dal punto di vista dottrinale mariano e la Costituzione Sacrosanctum Concilium dal punto di vista liturgico».Nella sua veste di osservatore e di mariologo di professione come giudica questa pubblicazione?«La Mater Populi Fidelis è un documento corposo, composto da 80 articoli, un testo pieno di riferimenti. La nota ha avuto soprattutto questa finalità: chiarire la dottrina della Chiesa su Maria. A creare dibattito e forse suscitare qualche accenno di amarezza e di attrito tra noi mariologi è il punto 22 di questa nota in cui si parla del titolo di “Maria Corredentrice”. E si ritiene che questa definizione non venga considerata appropriata per la Madre di Gesù e va quindi evitata. A mio giudizio bisogna evitare soprattutto la distorsione di questo significato nel rispetto della Storia della Chiesa e della devozione dei fedeli. Ed evitare così la sua cattiva interpretazione. Cristo non ha bisogno di tutele, Cristo è il Sommo Sacerdote, Cristo è il gran Redentore, che ha associato a sé la dottrina di Paolo, tutti coloro che sono associati a Cristo sono cooperatori di Cristo e alla grazia di Cristo, in primis Maria, che è la prima redenta».Eppure, il titolo di “corredentrice” fa parte della memoria, del vissuto e della fede cattolica molto mariana dei nostri antenati.«Tutto questo è vero. Ma bisogna leggere i documenti della Chiesa nel segno dei tempi. Cosa vuol dire in fondo Maria “corredentrice”? Si tratta di un titolo mariano di natura teologica, non antichissimo (non ha radici patristiche) ma abbastanza antico, anche perché frutto della Devotio Moderna che è stata portata avanti da giganti della fede come il santo e dottore della Chiesa Alfonso Maria de’ Liguori (1696-1787) – basti pensare al suo capolavoro del 1750 Le Glorie di Maria – o come san Luigi Maria Grignion de Montfort (1673-1716). Maria, a giudizio di questi due santi, è collaboratrice di Cristo nella salvezza. Come? Sub Christo et cum Christo (sotto Cristo e con Cristo), a vantaggio di noi peccatori».Quindi si trattava di una definizione che rischiava di mettere al centro Maria e non più Gesù. È proprio così?«La Chiesa del XVIII secolo vedeva se stessa nella Vergine Maria e vedeva in Maria la debellatrice di tutte le eresie, le pestilenze della modernità. Tutto questo ha portato a far leggere a qualcuno che Maria è necessaria alla salvezza di Cristo. Da qui nasce forse l’origine della distorsione del significato del titolo di Maria come “corredentrice”. Di qui si comprende il senso del richiamo che arriva oggi con questa nota della Ddf».Una definizione però, quella di «corredentrice», molto cara e presente nella predicazione ordinaria del Papa più mariano del Novecento, Giovanni Paolo II. Ma anche in quella di Pio IX. Ci può spiegare il perché?«Karol Wojtyla è l’uomo del Totus Tuus a Maria a cui ha affidato il suo ministero di Vescovo di Roma. Giovanni Paolo II non ha mai nascosto la sua forte devozione mariana animata e corroborata dagli insegnamenti di san Luigi Grignion de Montfort, che spesso ha testimoniato con il titolo di “corredentrice” nella sua predicazione ordinaria ma non in quella magisteriale. E a testimonianza di questo suo amore mariano sopravvive ancora oggi la sua profetica enciclica del 1987 Redemptoris Mater. In fondo Maria, purificata dai fraintendimenti messi in luce da questo documento della Ddf, è associata al Redentore in modo subordinato non definitivo, in modo sempre cooperante. Tanto è vero che la dottrina del Concilio non parla di Corredentio ma di Cooperatio (collaborazione) di Maria. Tutto questo ci indica la partecipazione subordinata ma attiva della Vergine Maria alla salvezza. Che dipende, però, solo da Cristo».Maria, dunque, rappresenta il pilastro del magistero degli ultimi Papi.«È certamente così. La figura della Nazaretana non deve essere mai un segno di divisione, un casus belli in seno alla Chiesa cattolica a motivo di certe cattive interpretazioni. Il magistero del Vaticano II e degli ultimi Papi, da Paolo VI a Leone XIV, sulla dottrina mariana è assolutamente cristallino, chiaro, a livello ecumenico ma anche interreligioso. La Vergine non è Mater divisionis ma Mater unitatis ».Un esempio di tutto questo è la centralità mariana presente nella liturgia della Chiesa?«Basta prendere i testi della liturgia celebrata dalla Chiesa, in modo particolare dalla Collectio Missarum del 1992, che è la raccolta ufficiale dei formulari liturgici per la celebrazione delle Messe in onore della Vergine Maria per scoprire tutto questo. Lì è custodito lo scrigno liturgico mariano della Chiesa cattolica. Dentro queste pagine si celebra Maria che è presente ed è agente nel mistero di Cristo e della Chiesa».Come vivere dunque la solennità dell’Assunta oggi?«Quando noi celebriamo Maria, noi celebriamo sopra di tutto ciò che il Signore ha fatto in lei. “Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente”, ci dice il Magnificat . I Magnalia Dei (cioè le grandi opere del Signore) che Dio ha compiuto in Maria di Nazareth per noi, non solo per lei, sono Epifania della grazia di Dio. Che cos’è questo evento? L’Assunzione è nient’altro che il dono pasquale di Cristo a Colei che è la prima redenta, a colei che è la serva del Signore, a colei che è stata destinata sin dall’eternità, dal Consilium Dei (cioè dal piano di Dio), cioè dalla salvezza di Dio Salvatore, ad essere la prima dei risorti».Leone XIV con il teologo e mariologo il servita Salvatore Maria Perrella in Vaticano
«Maria Assunta, prima dei redenti, ci ricorda che è Cristo che salva»
Il mariologo Salvatore Maria Perrella riprende le questioni della nota del Dicastero per la Dottrina della Fede “Mater Populi Fidelis” e spiega perché è inappropriato usare per la Madonna il titolo di «corredentrice». La riflessione del teologo nel giorno della festa mariana










