«Maggio? È il mese della luce, della rinascita della vita nei prati per eccellenza, della fioritura delle rose. Non è un caso, che per antica tradizione il popolo cristiano, spesso lo facevano i bambini, donava le rose spuntate alle statue della Madonna delle proprie parrocchie. Ma è anche il periodo dell’anno dedicato, in particolar modo, ai pellegrinaggi e alle processioni nei Santuari mariani per la recita ordinaria del Rosario». Sono questi per il teologo e mariologo servita napoletano Salvatore Maria Perrella le origini e le «radici antropologiche» di questa antica devozione popolare – che si perde nella notte dei tempi –, di associare cioè questo mese di primavera alla figura della Madre di Dio. Padre Perrella, classe 1952, già ordinario di Dogmatica e Mariologia presso la Pontificia Facoltà teologica Marianum e preside per due mandati del medesimo ateneo romano, ha goduto della stima di Joseph Ratzinger. Fu infatti l’allora cardinale prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede a volerlo nel 1996 tra i dodici esperti componenti la Commissione vaticana internazionale sulla Corredenzione mariana. E successivamente, una volta divenuto Pontefice col nome di Benedetto XVI, a sceglierlo nel 2010 quale perito teologo della Commissione vaticana internazionale su Medjugorje. «Il mio servire Maria con letizia e intelligenza – è la sua confidenza – l’ho imparato dal mio grande maestro che è stato Joseph Ratzinger». Il religioso è, tra l’altro, autore di un solido e corposo saggio, da poco edito per la San Paolo, dal titolo “La Verginità della Madre di Gesù. Un mistero da accogliere” (pagine 576, euro 55). «Pensando alla tradizione mariana del mese di maggio – è l’argomentazione – mi viene spesso in mente la nota frase attribuita nel XIII secolo al re di Castiglia Alfonso X detto il saggio che in Las Cantigas de Santa Maria celebrava Maria come: “Rosa delle rose, fiore dei fiori, donna tra le donne, unica signora”». E annota ancora: «La devozione di maggio nella sua forma, per come la conosciamo oggi, ha avuto origine a Roma, dove il gesuita padre Latomia del Collegio Romano, per contrastare l’infedeltà e l’immoralità diffuse tra gli studenti, fece alla fine del XVIII secolo il voto di dedicare il mese di maggio a Maria».Il vero periodo mariano per eccellenza non è quello di maggio che stiamo celebrando, agli occhi di padre Perella, ma quello dell’Avvento. «Tutto questo ce lo indica l’indimenticata esortazione apostolica del 1974 di Paolo VI, Marialis Cultus, sul retto ordinamento e sviluppo del culto della beata Vergine Maria alla luce della riforma liturgica del Concilio Vaticano II. Noi come popolo di Dio alla stregua della Madonna ci prepariamo anche liturgicamente ad accogliere il Redentore, con la stessa fede, la stessa sensibilità e la medesima disponibilità che sperimentò la Madonna nell’attendere il Figlio di Dio per il tempo della sua nascita. Che è il Natale di Cristo». E aggiunge, a questo riguardo, un dettaglio: «In quel tempo liturgicamente forte la Chiesa impara da Maria e imita Maria nel servire Dio. Proprio come recita la massima latina: Soli Deo Gloria . Una lezione su come vivere nello spirito giusto il nostro amore a Maria viene da quella che ci arriva dai protestanti, dove la centralità della nostra fede rimane il Dio trinitario e Maria è dentro questo circuito di amore». Un amore per Maria da parte dei “semplici” e dei “piccoli” che si muove sugli stessi binari della teologia: «L’obiettivo di ogni atto liturgico e di ogni vera devozione e di vera fede, come ci insegna san Luigi Grignon de Montfort, è quello di mettere al centro la “totale consacrazione di noi stessi a Gesù Cristo per mezzo di Maria”, come ricorda l’esortazione apostolica di Paolo VI Marialis Cultus». Una venerazione alla Madonna che non ha nessuna discrepanza tra ciò che vive nella sua semplicità il popolo di Dio e ciò che prescrive la gerarchia della Chiesa con la sua azione liturgica. «I documenti del Vaticano II, penso in particolare alla Costituzione dogmatica Lumen Gentium – è l’osservazione – o anche quanto ci tramanda un testo classico della teologia e molto cristocentrico come quello di Ludovico Antonio Muratori, la “Regolata devozione dei cristiani”, ci mostrano come il popolo di Dio si muova sempre in sintonia e quasi “allineato” con la Chiesa e il suo magistero». Una figura la Vergine che trova il suo filo rosso ideale, radice di senso e la sua centralità, a giudizio sempre del religioso dell’Ordine dei servi di Maria, nei pronunciamenti degli ultimi Papi succedutisi sulla Cattedra di Pietro da Giovanni Paolo II a Benedetto XVI, da Francesco a Leone XIV eletto, tra l’altro, nel giorno della supplica della Madonna di Pompei. «Proprio nella prospettiva magisteriale sulla Vergine indicata dagli ultimi Papi – riflette – è giusto guardare a Maria come madre, come sorella, compagna del nostro pellegrinaggio interiore verso il cielo. Lei che è amica di Dio è anche amica nostra». E sottolinea a questo proposito: «Maria ci consola e conforta sempre. Faccio mie spesso le parole di papa Francesco quando diceva che Maria ci invita alla tenerezza o mi viene spesso in mente, quasi in parallelo, la definizione geniale del beato Bartolo Longo che la descrive come la più tenera delle madri». Un mese di maggio che si avvia alla conclusione, ma che ci può aiutare a scoprire nel profondo la figura della Madre di Dio. «Lei è veramente, come recita l’inno mariano del IV secolo la Tota pulchra . La rosa che fiorisce nel giardino della nostra umanità. Lei è veramente “la bellissima”, come la definì magistralmente il compianto don Michele Giulio Masciarelli. In quel termine l’autorevole mariologo indicava in lei questa dote impareggiabile e unica, affermando che la sua bellezza andava oltre il dato estetico e materiale perché veniva da Dio».Padre Salvatore Maria Perella in un incontro con papa Francesco (1936-2025)/ Dal profilo Fb di padre Perella