CITTÀ DEL VATICANO - Nel 1958 fu Giovanni XXIII – oggi santo – il primo a percorrere il tragitto tra il Palazzo Apostolico e piazza di Spagna per deporre ai piedi del monumento alla Vergine eretto nel 1857 da Pio XI dopo la proclamazione del dogma, un grande cesto di rose bianche. Da allora questa bella consuetudine che lega fortemente la città di Roma al culto di Maria viene rinnovata ogni 8 dicembre, ed è sempre l’occasione per una riflessione ad ampio spettro. Fatto salvo i due anni della pandemia, quando Francesco fu costretto a ridurre quell’atto ad un momento privato, da più di sessant’anni nessun pontefice ha mai saltato l’appuntamento che segna anche l’avvio del periodo natalizio.
Alle ore 16 Leone XIV è atteso a piazza di Spagna per la preghiera pubblica, il saluto agli amministratori della città e della regione, infine l’abbraccio agli ammalati dell'Unitalsi sistemati al di fuori delle transenne e, nonostante il freddo, attendono per ore una parola di conforto, una carezza, un gesto paterno. Se l’anno scorso era stato toccato dal predecessore il tema dell’Anno Santo che si sarebbe aperto di lì a poco, parlando pure del “disagio” dei romani dovuto alle centinaia di cantieri aperti, stavolta il filo conduttore della riflessione di Leone XIV sembra essere proiettata più lontano e ai richiami alla pace che ha fatto anche ieri a mezzogiorno per l'Angelus. «Il corso della storia non è già scritto dai potenti di questo mondo» ha detto richiamandosi al cammino che ha appena concluso in Medio Oriente proprio alcuni giorni fa, prima in Turchia e poi il Libano, in una delle aree più destabilizzate del pianeta dove, agli appelli, aveva unito il suggerimento all’Italia a farsi mediatrice nei tanti scenari accidentati che ci sono, valutando la sua spiccata vocazione storica al dialogo.






