Nel 1911 Montegallo contava 3.337 abitanti, adesso sono meno di 400. L’86enne Tito Antonini racconta cosa è successo negli anni:. "C’erano famiglie, bambini, animali. Ma i giovani se ne sono andati".Lappa

Ci sono paesi che non muoiono all’improvviso. Si svuotano lentamente. Prima partono i giovani, poi chiudono i negozi, le scuole diventano più piccole, le case restano con le finestre chiuse per mesi. Le voci si fanno più rare. Le strade, d’inverno, sembrano aspettare qualcuno che non arriva. Montegallo è uno di questi luoghi. Un paese dell’Appennino marchigiano, aggrappato sulla montagna, con il Vettore a fare da sentinella e i Sibillini tutto intorno. Un luogo di boschi, castagneti, piccole frazioni, chiese, sentieri e silenzi. Ma anche un paese che porta sulle spalle una lunga storia di partenze. Nel 1911 Montegallo contava 3.337 abitanti. Nel 1951 erano ancora 2.749. Poi, lentamente, la montagna ha cominciato a perdere la sua gente: 2.238 abitanti nel 1961, 1.401 nel 1971, 1.018 nel 1981, 812 nel 1991. Nel 2001 erano 622. Nel 2021 appena 448, ora meno di 400. Quasi nove abitanti su dieci persi in poco più di un secolo. E oggi Montegallo è tra i comuni italiani con l’età media più elevata: oltre 56 anni. Numeri che raccontano una storia. Ma non raccontano il rumore delle porte che si chiudono, il saluto di chi parte, le case che rimangono vuote. Per questo abbiamo incontrato Tito Antonini, 86 anni, un uomo di cultura, profondamente legato a Montegallo, alla sua montagna e ai suoi ricordi. Un uomo capace ancora di riconoscere le famiglie dai profili dei giovani e di raccontare la storia del paese.