La frontiera con l’Europa, in queste ore, non comincia più a Ceuta. Comincia molto prima. Alla stazione di Casablanca, davanti a un autobus diretto verso Tangeri, lungo l’autostrada che sale verso Nord. Comincia davanti a un ragazzo molto giovane al quale viene chiesto dove sta andando e perché. Alla vigilia del 15 agosto il Marocco è un Paese blindato, in allerta. E per accorgersene non serve arrivare davanti alle barriere di Ceuta e Melilla. Polizia e gendarmeria sono visibili su strade e autostrade, nelle stazioni ferroviarie e in quelle dei bus. I controlli aumentano man mano che ci si sposta verso Tangeri, Tétouan, Fnideq e Nador. Ma soprattutto questa volta il dispositivo deve essere visto. Lo racconta chi viaggia, ma lo documentano anche numerosi filmati pubblicati dai media marocchini e rilanciati sui social: posti di blocco, pattuglie, uomini in uniforme. È l’immagine rovesciata rispetto al 30 e 31 luglio. Allora furono proprio i social a trasformare una voce – la frontiera è aperta – in un movimento di massa. Migliaia di ragazzi si misero in viaggio e le immagini di quelli che riuscivano ad attraversare alimentarono altri arrivi. Oggi lo stesso strumento sta diffondendo il messaggio opposto: domani non è aria. Da giorni sui social circola infatti una nuova data: 15 agosto. Messaggi e video invitano a raggiungere nuovamente Ceuta e Melilla. Il ministero dell’Interno marocchino ha riconosciuto l’esistenza degli appelli, annunciando di aver preso «tutte le misure necessarie» e l’arresto di alcuni sospettati di averli promossi. Questa volta Rabat vuole fermare il movimento molto prima che diventi folla. Particolare attenzione è riservata ai minorenni che viaggiano senza genitori. I controlli cominciano nelle città di partenza, nelle stazioni, sugli autobus e sulle strade. Più si sale verso Nord, più il dispositivo diventa imponente. «Domani chi sgarra muore. Si spara. Non deve passare uno spillo», mi dice un tassista che percorre ogni giorno le strade del Nord da Tangeri. Non è un ordine ufficiale, né risultano disposizioni in questo senso. Ma la frase racconta il clima che si respira qui: la convinzione diffusa che questa volta lo Stato non permetterà che si ripetano le immagini di Ceuta, un brutto colpo per l’immagine del Marocco. A Fnideq, davanti all’exclave, sono schierati oltre mille uomini. Polizia, gendarmeria reale e reparti antisommossa presidiano gli accessi già a chilometri dalla frontiera. Parti della spiaggia sono state chiuse e al largo sono visibili due grandi unità della Marina reale. Dall’altra parte Madrid ha portato poliziotti e guardie civili da poco più di 1.100 a circa 1.600, schierati anche i cannoni ad acqua. E il ministro dell’Interno Fernando Grande-Marlaska ha accompagnato gli uomini con le parole: «Nessuno resterà a Ceuta, nessuno sarà trasferito nella penisola e nessuno sarà regolarizzato». È una mobilitazione che avviene mentre nel resto d’Europa gli ingressi irregolari diminuiscono. Secondo Frontex nei primi sette mesi del 2026 sono scesi del 37%, a circa 61 mila. Ma il Mediterraneo occidentale viaggia nella direzione opposta: 11.217 attraversamenti, il 37% in più rispetto al 2025. È l’unica grande rotta europea in crescita e i dati non comprendono ancora quanto accaduto a Ceuta e Melilla a fine luglio. C’è però un altro fronte, meno fisico e forse altrettanto importante: quello dei social. Gli stessi luoghi virtuali nei quali era stata costruita la mobilitazione di luglio sono diventati oggi la piazza nella quale circolano anche le immagini della risposta dello Stato. Agenti schierati, posti di blocco, controlli, spiagge sorvegliate. Se i social chiamano nuovamente a raggiungere la frontiera, le immagini che arrivano oggi dalle strade del Marocco sembrano rispondere: questa volta lo Stato vi sta aspettando. È forse questo il messaggio politico più importante di queste ore. Il 30 luglio l’immagine che fece il giro del mondo fu quella di uno Stato improvvisamente assente mentre una massa enorme di persone avanzava indisturbata verso Ceuta. Ora l’immagine che il Marocco vuole restituire è opposta: lo Stato c’è. E vuole che si veda in Marocco e nel mondo. La frontiera è stata così spostata indietro, centinaia di chilometri più a Sud: nelle stazioni, sulle autostrade, negli autobus. E perfino dentro uno smartphone. Bisogna aspettare per capire se basterà.
Cannoni ad acqua, filo spinato e militari. Il Marocco blinda la frontiera di Ceuta
Rabat schiera anche centinaia di agenti di polizia e militari al confine in risposta agli appelli a una nuova incursione di massa











