La Francia boccia il divieto di social media per i minori di 15 anni. La Corte costituzionale ha annullato ieri la legge che — grazie a un accordo bipartisan — era stata approvata il mese scorso dal parlamento francese a larga maggioranza, con 279 voti favorevoli e solo 81 contrari.
Esaminando il provvedimento, i giudici di Parigi lo hanno ritenuto una “violazione sproporzionata della libertà di espressione” dei giovanissimi e lo hanno perciò annullato. Ma non sarà necessariamente l’ultima parola: Emmanuel Macron, che aveva definito l’iniziativa «una questione di civiltà», ha incaricato immediatamente il primo ministro Sébastien Lecornu di procedere a una nuova redazione del divieto, con l’obiettivo di arrivare a una soluzione “entro la primavera 2027".
Seguendo l’esempio dell’Australia, che l’anno scorso, dopo un grande dibattito, ha introdotto un bando analogo per i minori di 16 anni, la Francia voleva diventare il primo Paese europeo a varare una drastica proibizione in materia agli adolescenti.
La Corte, tuttavia, ha stabilito che l’articolo 1 della legge, volta a proteggere i minori dai rischi derivanti dall’uso dei social media, quali dipendenza, bullismo e esposizione a temi impropri per la loro età, “limita la libertà di espressione e di comunicazione dei minori di 15 anni in modo non appropriato, non necessario e sproporzionato”. Pur riconoscendo “l’esigenza costituzionale di proteggere innanzi tutto l’interesse del minore”, gli alti magistrati affermano infatti che un divieto così ampio come quello delineato dalla legge “si applicherebbe a servizi di comunicazione online i cui rischi per la salute e la sicurezza dei minori non sono appurati”.











