Questa mattina un drone è entrato nello spazio aereo della Lettonia, nella zona di Rugaji, vicino al confine orientale del paese. La risposta è arrivata dalla Nato: due Eurofighter italiani, decollati dalla base di Siauliai, in Lituania, e due F-16 turchi, dalla base di Amari, in Estonia, sono stati inviati per intercettarlo. Una volta identificato il velivolo, è stato un caccia italiano ad abbatterlo. La Guardia nazionale lettone sta cercando i rottami in una zona boschiva e paludosa, per capire con maggiore precisione che tipo di drone fosse e, soprattutto, da dove provenisse. L’episodio è l’ennesimo che arriva dal fianco est della Nato, perché la pressione russa non passa soltanto dal campo di battaglia ucraino.La guerra ibrida di Mosca comprende sabotaggi, cyberattacchi, disinformazione, interferenze e operazioni clandestine contro infrastrutture e obiettivi strategici europei. Ed è per questo che assume un significato particolare anche l’esplosione avvenuta giovedì a Colleferro, alle porte di Roma, in uno stabilimento di KNDS Ammo Italy, società che produce munizioni, comprese quelle da 155 millimetri destinate anche all’Ucraina. L’incendio, scoppiato nell’area per la lavorazione e la compressione della polvere da sparo, non ha provocato vittime. La magistratura sta indagando sulle cause e non ci sono, al momento, elementi per collegare l’incidente alla guerra ibrida russa – sebbene in molti abbiano avanzato l’ipotesi di un sabotaggio. L’aspetto più allarmante è però quello informativo: in Italia c’è già chi accusa “l’industria delle armi”, sostenendo che “la prospettiva occupazionale di un territorio e del paese non può essere affidata al riarmo e all’economia di guerra”. La sicurezza viene prima di tutto, ma è proprio la guerra di Putin, insieme alla pressione ibrida che Mosca esercita ormai da anni contro i paesi europei, ad aver reso evidente che senza una capacità di difesa credibile non c’è sicurezza da garantire. Si può discutere di come produrre armi, dove produrle e con quali garanzie per i territori. Ma il problema che ci obbliga a farlo non lo abbiamo creato noi.