L'Office for the Coordination of Humanitarian Affairs dell’Onu (OCHA) ha avvertito che in tutto il Sudan «La violenza continua a mietere numerose vittime tra i civili e a costringere le persone ad abbandonare le proprie case».Il 10 agosto nello Stato del Nilo Azzurro sono stati uccisi più di 20 civili e molti altri feriti negli scontri nella città di Geisan. L'11 agosto, i team sul campo del Displacement Tracking Matrix dell’ International Organization for Migration (DTM IOM) hanno stimato che «Circa 2.500 persone (500 famiglie) sono state sfollate dalla città di Geisan a causa dell'aumento dell'insicurezza. La maggior parte delle famiglie colpite si sarebbe spostata in altre località all'interno della regione di Geisan, nel Nilo Azzurro, e oltre confine, in Etiopia». Nello Stato del Kordofan Settentrionale ci sono stati diversi attacchi di droni sulla città di El Obeid, mentre i continui attacchi e l'insicurezza nelle zone settentrionali dello Stato stanno provocando ulteriori sfollamenti verso la città. Secondo le stime delle organizzazioni umanitarie, «Circa 15.000 famiglie sono state sfollate a El Obeid nelle ultime tre settimane. Il continuo afflusso sta esercitando ulteriore pressione sui centri di accoglienza e sui servizi di base, già al limite della loro capacità».l'OCHA ha nuovamente (e inutilmente) invitato tutte le parti in guerra a «Proteggere i civili e le infrastrutture civili, e a consentire che gli aiuti raggiungano le persone rapidamente, in sicurezza e senza ostacoli, per tutto il tempo necessario» e ha esortato i donatori a fornire ulteriori finanziamenti per la risposta umanitaria: «L'appello umanitario di quest'anno per il Sudan è stato finanziato per circa il 41% , con 1,2 miliardi di dollari ricevuti a fronte dei 2,9 miliardi necessari».Il rapporto "Sudan Displacement and Return Snapshot 7", pubblicato il 28 luglio dal DTM IOM, include informazioni sugli sfollati interni e sui rimpatriati, basate su dati provenienti da quasi 13.000 località, 185 distretti e tutti i 18 stati del Sudan: si stima che siano stati registrati 8.685.273 sfollati interni (IDP) in 185 località distribuite in tutti i 18 stati: sono state registrate 4.649.056 persone rientrate in 74 località di 9 Stati; l'82% dei rimpatriati proveniva da sfollamenti interni, mentre il 18% era rientrato dall'estero; circa la metà degli sfollati interni (55%) e dei rimpatriati (50%) erano bambini di età inferiore ai 18 anni; il numero di sfollati interni è diminuito del 25% rispetto al picco massimo di popolazione sfollata mai registrato e di circa l'1% rispetto al mese precedente; il numero di persone rientrate è aumentato del 5% rispetto al mese precedente.Ma i nuovi scontri di questa guerra civile per il petrolio, la terra e il potere, iniziata nell’aprile del 2023 tra I militari golpisti delle Sudanese Armed Forces (SAF) e i loro ex alleati delle Rapid Support Forces (RSF) rischiano di vanificare i timidi progressi fatti a vantaggio della popolazione civile. I cambiamenti di fronte e alleanzew z sono caotici, repentini e improntati a una ferocia che ha fatto diventare il Sudan la più grande catastrofe umanitaria del mondo. Il 6 agosto le autorità del governo golpista sudanese hanno annunciato che due unità delle RSF, composte da 21 comandanti e 270 combattenti, hanno disertato e si sono unite alle SAF. L'amministrazione di Al-Dabbah, nello Stato del Nord conferma che «I gruppi 55 e 47 delle Rapid Support Forces (RSF) hanno annunciato la loro defezione e il loro passaggio all'esercito. I gruppi avrebbero portato con sé 37 veicoli da combattimento».Il colonnello Mohamed Saleh Younis, comandante delle guardie di frontiera delle SAF, ha accolto con favore i ribelli che hanno disertato: «La loro decisione di unirsi all'esercito rappresenta un passo avanti a sostegno del Paese. La porta rimane aperta a chiunque desideri lasciare le fila delle RSF e tornare nelle fila della nazione. Esortato i membri rimanenti della RSF a deporre le armi e ad arruolarsi nelle forze armate».Anche Hamad Mohamed Hamid Khalifa, governatore dello Stato del Kordofan meridionale nominato dalle RSF, avrebbe disertato e rassegnato le dimissioni dagli incarichi che ricopriva. Negli ultimi mesi, le RSF hanno dovuto affrontare una serie di defezioni che hanno coinvolto figure politiche e militari di alto livello, come l’ex consigliere politico delle RSF Faris Al-Nour, il comandante Al-Nour Ahmed Adam/Al-Nour Al-Qubba, e il comandante Ali Rizqallah/Al-Savanna.Le recenti defezioni potrebbero ulteriormente incidere sulla struttura militare delle RSF, dato che entrambe le fazioni in guerra continuano a contendersi il controllo di territori strategici e vie di rifornimento in tutto il Sudan.Le RSF e i loro alleati hanno risposto prendendo di mira la città di El Obeid con 8 droni e attaccando la capitale Khartoum, Bahri, Atbara. El Obeid, dove vivono circa mezzo milione di persone, tra cui circa 100.000 sfollati, è diventata un punto nevralgico nella battaglia per gli stati del Kordofan meridionale e settentrionale.Gli scontri si sono intensificati anche centinaia di chilometri a sud-est, nello Stato del Nilo Azzurro. Le RSF e i loro alleati del the Sudan People’s Liberation Movement-North (SPLM-N - al-Hilu) hanno lanciato l’assalto alla città di confine di Geisan, scontrandosi duramente con l'esercito sudanese che ha recentemente riconquistato Kurmuk e, alla fine di luglio, ha ripreso il controllo di diverse aree nel Kordofan settentrionale, precedentemente controllate dalle RSF tra cui Bara, Jabra al-Sheikh e Um Sayala. Il capo dell'esercito, Abdel Fattah al-Burhan, ha poi visitato le posizioni in prima linea nella regione.Il Sudan People’s Liberation Movement-North si è diviso u in due fazioni e la SPLA-N (Agar) combatte a fianco delle forze armate sudanesi contro i loro ex commilitoni che lottavano per l’indipendenza dal Sudan islamista..SPLM-N - al-Hilu e RSF dicono di aver conquistato l’11 agosto la guarnigione di "Qaysan", a est della città di Damazin nella New Fung Region, il nome che i ribelli della SPLM-N danno alla regione al confine con l’Etiopia e il Sud Sudan che rivendicano come loro territorio. In un comunicato si legge che «L'operazione ha provocato pesanti perdite in termini di vite umane e equipaggiamento militare per le cosiddette forze armate del movimento terroristico islamico e le sue milizie, oltre a consentire l'instaurazione del pieno controllo della guarnigione strategica. Il rapporto dettagliato dell'operazione sul campo ha affermato che l'SPLA e le Forze di Supporto Rapido sono riuscite a sequestrare un gran numero di veicoli e attrezzature pesanti e leggere, tra cui tre carri armati T-55 in buone condizioni, un veicolo da trasporto pesante equipaggiato con un lanciarazzi BM-107, un altro veicolo da trasporto pesante equipaggiato con una mitragliatrice antiaerea ZU-23, un veicolo fuoristrada Land Cruiser con un cannone antiaereo da 14,5 mm, due veicoli Akama in buone condizioni e altri tre veicoli fuoristrada Land Cruiser. Inoltre, un sistema di artiglieria pesante e media, rappresentato da un mortaio da 120 mm, un mortaio da 82 mm e un mortaio da 60 mm, nonché il sequestro di ingenti e stimate quantità di munizioni e proiettili di vario tipo per tali armi. La rivoluzione continua e la vittoria è certa. Insieme verso un nuovo Sudan... e la vittoria è l'alleata del vostro Esercito Popolare e delle forze dell'Alleanza Fondatrice».Queste armi che alimentano da più di 3 anni una guerra sanguinaria arrivano dagli stessi Paesi che non forniscono finanziamenti per gli aiuti umanitari, a cominciare da Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Egitto e Paesi occidentali, Russia e Cina.