Da Parigi a Roma, tra biblioteche climatizzate e progetti sperimentali, i centri urbani ripensano gli spazi contro le alte temperature. Ma tra polemiche ed emergenza sanitaria, gli esperti avvertono: "Serve più verde e meno asfalto"

Ha iniziato Barcellona, che già dal 2019 organizza rifugi anti caldo e ora pianifica il futuro climatico fino al 2035. Poi c’è Parigi, che immagina l’area urbana sulla base di ondate di calore fino a 50 gradi mentre altre città europee tolgono il cemento e piantano alberi per abbassare la temperatura, come Vienna e Copenhagen.

E in Italia arrivano i rifugi climatici: biblioteche e musei ad ingresso gratuito, edifici pubblici con aria condizionata e acqua libera per aiutare la popolazione a sopportare le ondate di calore.

Come si è organizzata la Capitale

Come succede a Roma, che per la prima volta appronta un Piano Caldo e presenta nel quartiere Centocelle un rifugio fito-bioclimatico. 138mila euro spesi per la struttura con nebulizzatori e piante rampicanti che ancora devono crescere per creare l'ombra sufficiente per rinfrescare.Un progetto sperimentale che per ora non sta ancora dando grandi risultati, anzi tra molte polemiche le temperature sono altissime e i nebulizzatori fermi, ma che in ogni caso rappresenta uno dei modi con cui le grandi città stanno ripensando i loro spazi adattandoli all’emergenza che non è solo climatica, ma anche urbanistica, sanitaria e sociale.