Continua la nostra serie in giro per l’Europa che racconta come le città hanno affrontato l’emergenza climatica. Parigi prepara la città dei 50 gradi, Barcellona ridisegna i quartieri con i superblocchi, Vienna raffredda le strade con le Cool Streets, Siviglia sperimenta ombra, acqua e qanat contro il caldo estremo. A Piatra Neamț, in Romania, una strada arriva perfino a produrre una sottile nuvola d’acqua quando la temperatura supera una certa soglia. Cinque città, cinque risposte diverse allo stesso problema: come continuare a vivere negli spazi urbani mentre le estati diventano più lunghe, più calde e più difficili da sopportare. Oggi andiamo alla scoperta di Copenaghen. A Copenaghen la lotta contro il caldo comincia dalla pioggia. E potrebbe essere una lezione anche per Torino. Due città lontane quasi 1.400 chilometri, con climi molto diversi, ma accomunate da un elemento che nell’era del cambiamento climatico sta diventando sempre più prezioso: l’acqua. Torino ne riceve molta, talvolta troppa e tutta insieme. Nel 2025 in Piemonte sono caduti 1.113 millimetri di pioggia, l’8 per cento in più della media 1991-2020. Il problema, dunque, non è soltanto quanta acqua cade. È che cosa ne facciamo quando arriva. Nelle città costruite nel Novecento la risposta è stata quasi sempre la stessa: portarla via il più rapidamente possibile. Asfalto, tombini, fognature. Poi arriva luglio, il terreno è secco, le strade bruciano e servirebbero proprio quell’acqua, quegli alberi e quei suoli umidi che avrebbero potuto contribuire a rendere il quartiere qualche grado meno ostile. Copenaghen ha cominciato a ragionare al contrario
Copenaghen, la città-spugna contro caldo e nubifragi: ecco il modello che può cambiare Torino
La capitale danese ha trasformato pioggia, parchi e superfici permeabili in un sistema contro allagamenti e isole di calore. Torino ha già piani e primi interv…












