di Francesco Vietti
I dati di Federalberghi parlano chiaro: quest’estate gli italiani fanno le vacanze in Italia. Su oltre 36 milioni di vacanzieri, solo il 12 per cento parte per l’estero, e quasi tutti per una destinazione europea. Le mete extra-Ue sono praticamente sparite dai radar.
Un ruolo determinante l’ha avuto il battage mediatico primaverile sul rischio che, a causa della chiusura dello Stretto di Hormuz, gli aerei sarebbero presto rimasti senza carburante, lasciando a terra i turisti. Secondo l’indagine di Coldiretti, ben 7 milioni di italiani hanno rinunciato a un viaggio all’estero per questa paura.
Questo ripiegamento verso il turismo domestico ha varie ragioni, molto differenti tra loro. Da un lato c’è l’impoverimento generale di una popolazione costretta a risparmiare nella speranza (spesso vana) che le vacanze in Italia costino meno di quelle all’estero. D’altro canto, emerge anche una sorta di “patriottismo vacanziero”, in linea con questi tempi di esaltazione del “Made in Italy”, che propaganda l’idea che, avendo la fortuna di vivere nel “Paese più bello del mondo”, non ci sia nessuna ragione di uscire dai confini nazionali.
Ci sono poi le preoccupazioni ecologiste di chi vede nei viaggi intercontinentali soprattutto il loro impatto ambientale, preferendo dunque un turismo di prossimità, nelle campagne e tra i monti dietro casa. E infine, l’approccio valoriale europeista di chi si spinge fuori Italia, ma unicamente per visitare un paese Ue, ritenendo che il nostro continente sia rimasto l’ultimo baluardo di libertà, circondato da totalitarismi e dittature da evitare come la peste.






