A due mesi dalla sua entrata in vigore, i giudici sono già entrati in trincea contro il Patto Ue sui migranti: hanno iniziato a negare l’applicazione delle procedure accelerate di frontiera per l’espulsione, anche per meri cavilli. Giorgia Meloni giura: «Andiamo avanti». Il Viminale punta sui rimpatri volontari.
The song remains the same, come cantavano i Led Zeppelin. La canzone rimane la stessa: i giudici bloccano le espulsioni dei migranti. Stavolta, perché sono troppo veloci. La Verità l’aveva anticipato pochi giorni fa; ieri, La Stampa ha pubblicato una rassegna delle ultimissime sentenze, da Bologna, a Palermo, a Trieste.
I giudici frenano le procedure accelerate per i migranti
Nel capoluogo emiliano, a impedire l’adozione della procedura accelerata ai sensi del nuovo Patto Ue, è stato un cavillo: la richiesta d’asilo era stata presentata il 9 giugno, tre giorni prima che scattassero le nuove regole. E anche se il modulo era stato compilato solo il 23, i magistrati hanno ritenuto che facesse fede la prima data.
In Sicilia, è stato negato il rimpatrio di alcuni egiziani, perché si sarebbe trattato di «casi vulnerabili», di «oppositori politici», per i quali, dunque, non rileva la classificazione dell’Egitto come Paese sicuro.










