di Carmelo Pennisi

L’agenda politica del governo e del Parlamento è impegnata nell’approvazione di una nuova legge elettorale, attirando le critiche dell’opposizione sia sul merito della legge sia sull’opportunità temporale di affrontare questo tema, visti i gravi e concomitanti problemi che attanagliano il Paese. Tuttavia, chi ha un po’ di memoria ricorda che le leggi elettorali sono state modificate sempre a fine legislatura e lo hanno fatto governi sia di centrodestra sia di centrosinistra, quasi sempre con intenti manipolativi dell’esito elettorale a seconda delle convenienze del momento e degli attori in campo, con risultati discutibili quando non incostituzionali e dando loro nomi bizzarri (Mattarellum, Porcellum, Italicum, Rosatellum).

I veri scopi sono sempre di opportunità, sebbene camuffati da nobili motivazioni come ad esempio quelli dichiarati da questo governo in termini di maggiore stabilità e governabilità il che, detto da chi può vantare il record di longevità e l’approvazione sprint dell’ultima legge di modifica costituzionale con rigetto di tutti gli emendamenti proposti, sembra piuttosto mistificatorio.

In realtà il Paese avrebbe bisogno di una seria legge elettorale ma non per garantire alle maggioranze il miglior risultato ma per tentare di affrontare l’attuale vera emergenza delle istituzioni democratiche ovvero la non partecipazione al voto di una parte sempre più ampia dell’elettorato. L’esperienza referendaria dello scorso marzo ha dimostrato che l’emergenza è reversibile, basterebbe rendere nuovamente protagonisti e partecipi del dibattito politico i cittadini, essere ispirati dai valori costituzionali e avere l’onestà intellettuale di far prevalere la verità sulle mistificazioni.