Pisa, 14 agosto 2026 – Dalla perdita di speranze alla rinascita, una storia eccezionale di buona sanità arriva da Pisa. Al centro della vicenda c’è una giovane donna di 27 anni con sindrome di Down che porta un pacemaker fin dall’età neonatale: le possibilità di una cura definitiva sembravano esaurite dopo che una grave infezione aveva colpito il sistema di stimolazione cardiaca. La 27enne era stata giudicata inoperabile per l’alto rischio in altri centri, dove era stata avviata a una terapia antibiotica continuativa con finalità palliative.

La svolta

A Pisa, però, grazie a un intervento mini-invasivo di eccezionale complessità eseguito alcuni giorni fa dal gruppo di aritmologi dell’Unità operativa di Cardiologia 2 dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana, la giovane ha potuto finalmente trovare una terapia curativa.

Il pacemaker le era stato impiantato a tre mesi di vita in un centro pediatrico italiano di eccellenza per una grave cardiopatia congenita ma, alla fine del 2025, era insorta una grave infezione del dispositivo causata dal batterio Pseudomonas aeruginosa, uno dei più difficili da trattare nei pazienti portatori di cateteri cardiaci impiantabili.

Un quadro complicato